Realizzate dal progetto internazionale "Indagare l'archeologia della morte"

Scavi di Pompei, la necropoli: ecco le nuove sensazionali scoperte/FOTOGALLERY

Obiettivo: trovare nuove informazioni sugli usi e i costumi degli abitanti dell'antica città tramite lavori di indagine e scavo in quattro aree specifiche nei pressi di Porta Nola

0
134
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell'area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola2 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell’area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola2 (Foto R. Cirillo)

E’ in questo caldo mese di agosto che negli Scavi di Pompei ha preso piede uno dei progetti di indagine e ricerca più rilevanti e interessanti dell’intero panorama archeologico e antropologico.

Interessanti frammenti di vetro urna e unguentario della diciassettenne1 (Foto R. Cirillo)
Interessanti frammenti di vetro urna e unguentario della diciassettenne1 (Foto R. Cirillo)

Condotto tra il 26 luglio e il 28 agosto da un team internazionale di professionisti provenienti da Italia, Spagna, Inghilterra, U.S.A., Canada, Australia, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, l’intrigante progetto ‘Indagare l’archeologia della morte a Pompei: la necropoli e i fuggiaschi di Porta Nola’, si pone l’obiettivo di trovare nuove informazioni sugli usi e i costumi degli abitanti dell’antica città tramite oculati lavori di indagine e scavo in 4 aree specifiche nei pressi di Porta Nola: nella tomba di Obellius Firmus, uno degli uomini più potenti ed influenti della Pompei d’epoca romana, continuando i lavori di ricerca condotti in loco negli anni ’70 ed effettuando un importante lavoro di restauro sulle pareti del sontuoso monumento; nella tomba anonima, vicinissima al monumento dedicato ad Obellius, tramite l’ausilio di moderne indagini stratigrafiche; nel sepolcro nei pressi delle mura di Porta Nola, effettuando nuovi scavi di fronte alle enigmatiche iscrizioni lasciate sui mattoni che costeggiano il passaggio; infine, sui calchi dei fuggitivi di Porta Nola, recentemente divenuti le ‘star’ dell’intero complesso archeologico, con innovative indagini condotte tramite l’utilizzo della tecnologia 3D incrociata con accurati esami ai raggi X.

A coordinare i lavori, col patrocinio della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, sono tre grandi esperti nel campo dell’ antropologia e dell’archeologia: Stephen Kay, della British School di Roma (direttore concessionario); Llorenç Alapont Martin, del Departamento de Arqueologia del Ilustre Colegio Oficial de Doctores i Licenciados de Valencia y Castellón (codirettore del progetto); Rosa Albiach, del Museo De Prehistoria E Historia De La Diputación De Valencia (codirettore del progetto); ed Annalisa Capurso in qualità di funzionario responsabile per la soprintendenza.

Lavori di pulizia nella tomba a schola anonima1 (Foto R. Cirillo)
Lavori di pulizia nella tomba a schola anonima1 (Foto R. Cirillo)

Le parole del direttore concessionario Stephen Kay spiegano chiaramente le finalità e gli intenti del team internazionale di ricerca: “Il nostro progetto è stato accolto con molto entusiasmo dalla Soprintendenza, che ne ha sposato pienamente i fini, ovvero ridare letteralmente vita alla necropoli.
La necropoli di Porta Nola è sicuramente una delle più importanti, sia per la peculiarità di tipi di sepoltura presenti al suo interno, sia per la varietà e il rilievo dei personaggi sepolti nell’area.
Col nostro lavoro puntiamo a dare il massimo, anche e soprattutto grazie al contributo di spicco offerto dagli specialisti in varie discipline dei nostri tre istituti”.

A spiegarci l’importanza di queste ricerche sulla morte in campo archeologico ci pensa il prof. Llorenç Alapont Martin: “Questo progetto è molto importante perché la morte è uno dei momenti più rilevanti nella vita delle persone. Assieme alla nascita, la morte rappresenta un passaggio di notevole interesse poiché, non solo coinvolge l’individuo, ma anche tutto il nucleo familiare di cui fa parte e, in alcuni casi, anche gran parte della comunità circostante.

Tramite la morte e i riti funebri riusciamo ad intuire molto sulla cultura e sull’ideologia delle persone: il loro modo di agire e di pensare, osservando in che modo si affacciano ad un momento tanto difficile e drammatico come in questo caso può essere la dipartita.
Capire come si comportavano i nostri antenati di fronte alla scomparsa dei propri cari ci fornisce degli elementi cruciali per comprendere meglio anche le ideologie che circondano il culto della morte contemporaneo.

Urna e moneta corredo appartenenti al sessantenne che conduceva una vita agiata2 (Foto R. Cirillo)
Urna e moneta corredo appartenenti al sessantenne che conduceva una vita agiata2 (Foto R. Cirillo)

Per gli antichi romani la morte e i riti ad essa collegati erano un momento cruciale: da un lato, rappresentavano un modo per il nucleo familiare per liberarsi dalla sventura portata dal tragico evento della perdita di un membro della famiglia; dall’altro lato, erano un modo per spezzare i legami tra il defunto e il mondo dei vivi, facendo sì che il trapassato potesse finalmente liberarsi dai suoi legami terreni e dirigersi verso l’altro mondo”.

Gli ottimi risultati ottenuti nell’ultimo mese dal team internazionale di studiosi sono stati presentati ieri, giovedì 27 agosto, alla presenza del Soprintendente Massimo Osanna che ha annunciato l’intenzione di creare presto dei nuovi percorsi turistici anche all’interno della suggestiva necropoli. Il folto gruppo di archeologi dal 26 luglio ad oggi ha infatti riportato alla luce alcuni importantissimi reperti, tra cui, nella tomba di Obellius Firmus, due urne funerarie con tanto di resti umani, unguentario e monete di corredo; inoltre, nella zona delle sepolture vicino le mura, hanno rinvenuto i resti ossei completi di un bambino di età compresa tra i 3 ed i 6 mesi. Quest’ultimo ritrovamento rappresenterebbe una singolare scoperta, dato che in epoca romana, nonostante l’alto tasso di mortalità infantile accertato, non era comune offrire una sepoltura ad individui immaturi o, come in questo caso, ad un neonato. I ritrovamenti dei resti ossei e dei corredi nelle due urne, invece, sono stati attribuiti, tramite precise indagini antropologiche condotte sul campo rispettivamente, ad un uomo di circa 60 anni che conduceva uno stile di vita decisamente agiato, per le patologie ossee rilevate nei resti rinvenuti, che fanno pensare fosse anche un bevitore di ottimo vino; e ad una ragazza adolescente di circa 17 anni.

Manca pochissimo alla conclusione del primo ciclo di questo progetto che, visti i risultati, sicuramente continuerà anche nei prossimi anni; durante gli scavi e le indagini, il team internazionale si è trovato di fronte alcuni reperti decisamente rilevanti, ma quali sono le aspettative avvicinandoci allo stop dei lavori sul campo?
Alapont: “Un archeologo non si aspetta di rinvenire tesori inestimabili o di conseguire grandi risultati; semplicemente trova quello che c’è da trovare. Alla fine però, ciò che riusciamo a riportare alla luce supera sempre di gran lunga le nostre aspettative”.

Nei prossimi mesi il lavoro del team di ricerca non si interromperà di certo; infatti, dalle loro sedi, gli esperti effettueranno innovative ricostruzioni 3D di alcuni volti dei fuggitivi di Porta Nola, oltre che effettuare una ricostruzione del sontuosissimo letto funerario di Obellius Firmus tramite un focus sui frammenti decorativi in osso con laminature d’oro rinvenuti durante la campagna.
Inoltre Pompei tornerà a rivivere anche a Valencia attraverso una dettagliata mostra fotografica che sarà allestita nel prestigioso museo della città spagnola.

Raffaele Cirillo

Il soprintendente Osanna con il codirettore del progetto Rosa Albiach del Museo de Prehistoria e Historia de la Diputacìon de Valencia2 (Foto R. Cirillo)
Il soprintendente Osanna con il codirettore del progetto Rosa Albiach del Museo de Prehistoria e Historia de la Diputacìon de Valencia2 (Foto R. Cirillo)
Il soprintendente Osanna con il codirettore del progetto Rosa Albiach del Museo de Prehistoria e Historia de la Diputacìon de Valencia2 (Foto R. Cirillo)
Il soprintendente Osanna con il codirettore del progetto Rosa Albiach del Museo de Prehistoria e Historia de la Diputacìon de Valencia2 (Foto R. Cirillo)
(Foto R. Cirillo)
(Foto R. Cirillo)
Stephen Kay, direttore concessionario del progetto, col soprintendente Massimo Osanna nei pressi di Porta Nola e della tomba di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Stephen Kay, direttore concessionario del progetto, col soprintendente Massimo Osanna nei pressi di Porta Nola e della tomba di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Stephen Kay, direttore concessionario del progetto, col soprintendente Massimo Osanna nei pressi di Porta Nola e della tomba di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Stephen Kay, direttore concessionario del progetto, col soprintendente Massimo Osanna nei pressi di Porta Nola e della tomba di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Opere di restauro sul monumento funebre di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Opere di restauro sul monumento funebre di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Opere di restauro sul monumento funebre di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Opere di restauro sul monumento funebre di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Lavori di indagine sui reperti1 (Foto R. Cirillo)
Lavori di indagine sui reperti1 (Foto R. Cirillo)
Lavori di indagine sui reperti2 (Foto R. Cirillo)
Lavori di indagine sui reperti2 (Foto R. Cirillo)
Frammenti di decorazioni in osso laminate in oro del letto funerario di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Frammenti di decorazioni in osso laminate in oro del letto funerario di Obellius Firmus1 (Foto R. Cirillo)
Lavori di pulizia nella tomba a schola anonima2 (Foto R. Cirillo)
Lavori di pulizia nella tomba a schola anonima2 (Foto R. Cirillo)
Frammenti di decorazioni in osso laminate in oro del letto funerario di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Frammenti di decorazioni in osso laminate in oro del letto funerario di Obellius Firmus2 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell'area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola4 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell’area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola4 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell'area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola1 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell’area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola1 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell'area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola3 (Foto R. Cirillo)
Lo scheletro del neonato rinvenuto negli scavi nell’area delle sepolture sotto le mura di Porta Nola3 (Foto R. Cirillo)
Alcuni membri del team al lavoro nelle sepolture sotto le mura di Porta Nola (Foto R. Cirillo)
Alcuni membri del team al lavoro nelle sepolture sotto le mura di Porta Nola (Foto R. Cirillo)
Interessanti frammenti di vetro urna e unguentario della diciassettenne2 (Foto R. Cirillo)
Interessanti frammenti di vetro urna e unguentario della diciassettenne2 (Foto R. Cirillo)
Urna e moneta corredo appartenenti al sessantenne che conduceva una vita agiata1 (Foto R. Cirillo)
Urna e moneta corredo appartenenti al sessantenne che conduceva una vita agiata1 (Foto R. Cirillo)
Interessanti frammenti di vetro  urna e unguentario della diciassettenne3 (Foto R. Cirillo)
Interessanti frammenti di vetro urna e unguentario della diciassettenne3 (Foto R. Cirillo)