La decisione del Tribunale dei Minorenni di Napoli

Violenza sessuale: il “branco” di Pimonte si pente e torna libero, ma sarà messo alla prova

Andranno a scuola o al lavoro, poi faranno faranno tutti attività di volontariato, sport e seguiranno un percorso di recupero psicologico

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violenza sessuale pimonteIl “branco” di Pimonte si pente e torna libero, ma sarà messo alla prova. Il caso è quello della violenza sessuale di gruppo su una 15enne che nel pieno della scorsa estate ha sconvolto il comprensorio dei monti Lattari. 

Il Tribunale dei Minorenni di Napoli questa mattina si è pronunciato ammettendo le richieste degli avvocati dei giovanissimi. Gli imputati sono apparsi tutti pentiti per quanto accaduto. 

I giudici hanno perciò deciso che per 18 mesi gli undici responsabili della violenza sessuale, originari di Pimonte, Gragnano e Vico Equense, andranno a scuola o al lavoro, poi faranno faranno tutti attività di volontariato, sport e seguiranno un percorso di recupero psicologico.

Il blitz è scattato a fine luglio 2016 a seguito di indagini dirette dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni e svolte dai carabinieri di Pimonte. La denuncia è stata effettuata dalla stessa 15enne che ha dichiarato di essere stata costretta, dopo aver avuto un rapporto sessuale con il suo fidanzato, ad averne anche con gli amici di questi sotto la minaccia della pubblicazione su social network di un filmato riguardante il precedente rapporto.

Minaccia poi ripetuta in successive occasioni avendo il gruppo ripreso anche i successivi rapporti con gliviolenza-donne altri. L’attività di indagine ha consentito il riscontro delle dichiarazioni della vittima, poi ascoltata direttamente dal pm minorile con l’ausilio di una psicologa, con quelle di alcuni testimoni ed altri esiti investigativi consentendo di individuare compiutamente gli autori del fatto e le responsabilità di ciascuno nella commissione dei reati contestati.

I carabinieri hanno trovato riscontri su i telefoni cellulari sequestrati al gruppo. In una delle sequenze recuperate si vedrebbe un componente del branco minacciare la ragazza anche con un coltello. Il regista della strategia di ricatto che ha fatto violentare a più riprese la sua fidanzatina minacciandola di pubblicare i video dei rapporti sessuali sui social network appartiene ad una famiglia legata a un boss locale. 

I protagonisti negativi di tutta questa terribile faccenda sono ragazzi appartenenti alla fascia d’età della scuola media. Almeno un paio di loro sono legati da vincoli di parentela ad elementi della criminalità locale. Per le altre famiglie invece si tratta di famiglie semplici, oneste, umili. Anche la famiglia della ragazza è di umili origini.