Non accenna a spegnersi la polemica sulla cementificazione di Volla. Festa ribatte a Viscovo

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Riccardo Festa

Riccardo FestaIl botta e risposta sull’argomento urbanistico si arricchisce di un nuovo intervento dell’ex assessore Riccardo Festa che non ci sta e replica, ancora una volta, alle affermazioni del primo cittadino Andrea Viscovo rimandando al mittente le accuse e a sua volta incalzando l’amministrazione sull’azione politica e sulle scelte effettuate in questi primi dieci mesi di gestione della città.

Viscovo afferma che lei ha vissuto e gestito l’urbanistica del territorio vollese per circa un ventennio. Cosa risponde a questa affermazione?

Magari, tutto quello che è successo e sta succedendo a Volla non sarebbe accaduto; inoltre, Viscovo  dimostra di non conoscere la storia politica della città che oggi amministra.

Chiariamo subito che ho fatto l’assessore a Volla dal 2002 al 2004 con la giunta Mastrogiacomo e poi per 18 mesi con la giunta Guadagno dal giugno del 2012 a novembre del 2013.

Questi i periodi in cui ho “gestito” l’urbanistica a Volla. Con la prima esperienza feci il preliminare al Prg e il nuovo regolamento edilizio che non furono approvati dalla giunta Matrogiacomo. Ricordo, se non sbaglio, che successivamente fu approvato il preliminare dalla commissione prefettizia. Con la giunta Guadagno ho fatto il preliminare di Puc. In tutti e due i casi sono stato estromesso dalla giunta perché tendevo a fare un piano che contenesse l’espansione urbana e che evitasse l’eccessivo consumo di suolo anche al fine di scongiurare la saldatura del tessuto urbano con quello dei comuni limitrofi. Ritenevo fosse necessario ragionare principalmente sullo spazio pubblico, sui servizi, sulle infrastrutture. La cultura politica prevalente era essenzialmente interessata all’edilizia residenziale, a quanto costruirne tenendo dentro quanto più suolo possibile. Un’idea superata dello sviluppo del territorio.

Quindi, il Puc targato Guadagno-Festa che prevedeva oltre 2.500 nuove abitazioni di cui parla il sindaco?

Quel Puc non esiste. Viscovo sembra aver vissuto in un’altra città. Sembra non aver letto i giornali e i social media negli ultimi anni, e pure era consigliere comunale. Proprio sul Puc si è consumata la rottura tra me, Gudagno e il Pd.

Chiariamo: il Puc di Ricci prevedeva 2.336 nuove abitazioni ma il piano conteneva meccanismi premiali che facevano lievitare questo numero rendendolo scarsamente controllabile; in ampie parti del territorio si utilizzava una cubatura eccessiva per ogni singola abitazione, questo avrebbe permesso in seguito il frazionamento e quindi il raddoppio dell’unità immobiliare; inoltre, il Piano consumava una quantità eccessiva di suolo e non si componeva della parte strutturale e di quella operativa.

Il Puc che si stava redigendo durante il mio mandato non prevedeva 2.500 nuove abitazioni. Questo era il calcolo emerso dai dati elaborati dall’Università. Un numero massimo di abitazioni che potevano essere realizzate. Io ritenevo che bisognava mantenersi al di sotto delle 2.000 nuove unità al fine di contenere il carico urbanistico.

Il punto vero era comprendere quali fossero gli obiettivi che si volevano raggiungere; secondo questi bisognava fare alcune scelte. Io ritenevo che fosse prioritario ricercare il giusto equilibrio tra gli abitanti che si volevano insediare in una determinata parte del territorio comunale e la quantità di case che si potevano realizzare sui singoli lotti di terreno. Questo per correggere gli effetti negativi rilevati nelle città dove ci sono pochi abitanti distribuiti in grandi aree o molti concentrati in zone troppo ristrette.

Chiarisco ancora: se metto pochi abitanti in un’area e fabbrico case basse e disperse si consuma molto suolo e devo costruire molte strade, fare molta illuminazione pubblica, estendere troppo la rete del gas e dell’acqua; il che comporta una maggiore difficoltà nel realizzarle e costerebbe anche molto di più. Si avrebbe anche la difficoltà a realizzare gli asili, le scuole, il verde, le piste ciclabili, ecc. Mentre io credevo, e credo, che la città debba costare meno sia per chi la realizza, sia per chi ci abita. Se si costruiscono case distribuite su tre, massimo quattro piani, con i negozi nei piani terra e i servizi necessari, le persone che ci abitano non sono costrette a spostarsi altrove per soddisfare i bisogni principali e la loro vita migliora e costa anche meno. Non devono prendere l’auto per raggiungere negozi e servizi e in questo modo si produce anche meno inquinamento.

Ci tengo inoltre a dire che il piano che stavamo elaborando utilizzava il metodo perequativo la cui applicazione tende a ottenere due effetti concomitanti e speculari: la giustizia distributiva nei confronti dei proprietari dei suoli interessati dall’edificazione, e la costituzione, senza espropri e spese, di un patrimonio pubblico di aree al servizio della collettività.

Sono da addebitare a Guadagno e a lei gli interventi residenziali in sostituzione delle fabbriche esistenti e degli edifici ers di via Sepone?

Credo che Viscovo si riferisce a fatti accaduti nel maggio 2013. Ripeto cose già dette in passato.

Tutti sanno, lo ricordo per chi non sapesse, che il Pd non voleva che i permessi di costruire riguardanti i “ Decreti sviluppo” si rilasciassero prima dell’approvazione del Puc. Intanto, però, lo stesso Pd aveva bloccato il processo di formazione del piano.

Ricordo che i provvedimenti furono portati in Consiglio Comunale in seguito sia alla sentenza del TAR, avversa al Comune, emessa dal giudice, in conseguenza di uno dei tre ricorsi presentati dai proponenti, sia al parere dell’avvocato amministrativista dell’ente. Atti esistenti, non chiacchiere.

Il fatto politico è che il Consiglio, invece di bocciare i provvedimenti, li approvò.

La maggioranza si divise, una parte votò i provvedimenti con un pezzo dell’opposizione e un’altra si astenne. Non ricordo come votò Viscovo, pare che si astenne. Né ricordo una sua netta opposizione in proposito.

Per quanto riguarda l’edilizia residenziale sociale, credo di non sbagliare, all’attenzione del Consiglio fu portata la convenzione che riguardava l’ers di via Filichito, non quella di via Sepone. Il Consiglio non si espresse sull’intervento, non era sua competenza, avendo in passato, quando non ero assessore, individuato le aree su cui era possibile realizzare quel tipo di edilizia.  In questo caso, se la memoria non mi tradisce, Viscovo votò favorevolmente. Credo, a giudicare dai fatti e dal voto, che abbia molta più responsabilità lui che io su questi provvedimenti. D’altra parte il consociativismo, negli ultimi anni, ha caratterizzato la politica vollese più di ogni altra cosa.

Sull’accorpamento dei volumi agricoli e sul “Piano casa” è stato affermato che lei non conosce bene le norme, e che in passato anche lei le ha applicate. È così?

Devo dire che i chiarimenti del sindaco sono molto sbilanciati sul piano tecnico e poco su quello politico. Non ricordo di aver riscontrato questa particolare competenza con riferimento alle norme urbanistiche ed edilizie dai suoi interventi in consiglio comunale.

O ha studiato, e questo è un bene, sia per lui, sia per i cittadini che amministra, oppure quegli approfondimenti tecnici non sono suoi.

Non credo che una testata giornalistica sia il luogo del confronto tecnico; però, non intendo sottrarmi. Su questo piano mi limito a dire solo due cose.

La prima. L’accorpamento di cubature è consentito solo ad alcune condizioni ben specificate nella LRC n.14/82, allegato I, titolo II, comma 1.8, richiamata dal Sindaco.

Le condizioni fanno riferimento: all’ampliamento consentito esclusivamente per la conduzione del fondo agricolo; all’accorpamento di lotti non contigui, ma solo per le necessità abitative dell’imprenditore agricolo; all’accorpamento in un solo Comune per aziende agricole che insistono su terreni di comuni limitrofi; alla concessione a edificare la residenza solo per la conduzione del fondo agricolo.

A mio avviso, e non solo mio, si evidenzia che quanto realizzato nelle zone agricole in questi ultimi anni abbia poco a che vedere con quanto dice la norma richiamata dal sindaco.

La seconda. Il combinato disposto della legge poc’anzi citata e del “Piano casa”, soprattutto in riferimento all’art. 6-bis, che ha lasciato ampi spazi interpretativi ha generato un incontrollato e disordinato accrescimento edilizio. Un’applicazione più restrittiva delle norme avrebbe limitato enormemente i danni prodotti. In altri Comuni questo è stato fatto e i danni non sono così evidenti come lo sono qui.

Continuo a ritenere che, seppur nell’ambito di norme frammentate e a volte contraddittorie, a Volla ci sia un uso “forzato” delle stesse e questo uso abbia prodotto le distorsioni che sono evidenti.

Con riferimento all’affermazione fatta circa l’applicazione di tali norme, quando ero Presidente della Commissione Edilizia, ci tengo a precisare che allora non esisteva il “Piano casa” e quindi non poteva esser applicato questo irricevibile combinato disposto normativo; inoltre, se in alcuni casi abbiamo accorpato le cubature, e questo è tutto da verificare, queste provenivano da lotti contigui o da lotti appartenenti allo stesso comparto. Cosa ben diversa.

Invece devo dire che su una sola cosa concordo con il sindaco, ma è veramente l’unica.

Il Consiglio Comunale dell’amministrazione Ricci ha una gravissima colpa: quella di aver deciso, con proposta congiunta e con il voto favorevole di maggioranza e opposizione, di far applicare i criteri del “Piano casa” all’intero territorio comunale. Quel Consiglio decise, pur potendo, di non bloccare il “Piano Casa”.

Viscovo sostiene che chi realizzerà la piazza non ha avuto alcuna agevolazione in termini urbanistici, lei cosa pensa?

Su questo punto credo di essere stato molto chiaro, ho espresso più volte il mio pensiero e non intendo ritornarci. Dico solo che quel permesso di costruire in deroga approvato dal Consiglio prende in giro l’intera città.

Invece rilevo che nei suoi chiarimenti il sindaco non ha menzionato la variante al Prg fatta per realizzare in zona agricola edifici per il commercio. Quel provvedimento ha ulteriormente spianato la strada a ulteriore consumo di suolo. Questa amministrazione sta manifestando in  quale modo pensa al territorio e alla sua trasformazione. Non presenta alcun punto di rottura o di discontinuità con il pensiero emerso dalla classe politica di questi anni. I provvedimenti dimostrato che anche Viscovo non ha nessuna visione per il futuro della città e in modo scomposto e frammentato sostiene le proposte avanzate dagli imprenditori locali. Sia chiaro, gli imprenditori non vanno criminalizzati, anzi possono essere una risorsa per il territorio. Alcuni, però, invece di essere imprenditori sono solo prenditori. Rilevo allo stesso tempo che Viscovo ha rinunciato a fare il mestiere del sindaco. Non governa i processi di sviluppo della città, non ci prova nemmeno. Basta ascoltare i suoi discorsi e leggere le poche cose che scrive. Non riesce a veder oltre il contingente, ma anche su questo aspetto le risposte non ci sono.

Sulla corruzione e la criminalità organizzata non una sola parola. Questo aspetto mi preoccupa. Come se questi fenomeni a Volla non esistessero. Eppure un sindaco dovrebbe in prima persona condurre una profonda e visibile battaglia contro questi aspetti. Inoltre, dovrebbe anche chiedersi se la corruzione e la criminalità organizzata abbiano avuto un ruolo su quanto avvenuto a Volla con riferimento all’enorme quantità di cemento riversato sul territorio che egli amministra. Invece rilevo un silenzio assordante.

Le faccio un’ultima domanda. Lei non ha nessuna responsabilità per quanto sta accadendo?

Certo che ce l’ho. Ne ho due.

Quella di non essere riuscito a scalfire le resistenze che ho incontrato nei politici vollesi per approvare un buon Puc, pur essendomi battuto fino in fondo; e quella di non essere riuscito a mettere ai margini della scena politica una classe dirigente inadeguata ad affrontare la sfida, non solo politica, ma anche culturale. Classe alla quale appartiene anche il giovane Viscovo.

Maria Rita Borruto