Sesso orale in piazza San Domenico Maggiore: lo scandalo a Napoli e il pubblico gremito

Ci chiediamo come mai le famiglie dei giovanissimi napoletani, spesso minorenni, consentano ai propri figli di bighellonare sino a tarda notte nel centro storico di Napoli ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti

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Sesso orale in piazza San Domenico Maggiore davanti a un pubblico gremito. È accaduto venerdì sera. Una scena immediatamente ripresa dai telefoni di chi era sul luogo e finita nei gruppi WhatsApp dei giovani napoletani.

Lui seduto, lei impegnata nell’atto alzandosi la gonna e mostrando le parti intime ai presenti in uno squallido gioco sessuale condotto tranquillamente alla presenza di centinaia di persone. Proprio in quella stessa piazza, un anno fa, perse la vita un 23enne nel tentativo di arrampicarsi sull’obelisco.




Ancora una notte a Napoli tra giovani di ordinaria follia. Ecco il risultato del mix di alcol e stupefacenti, dell’assenza di valori e freni inibitori in una generazione che crede di poter fare quello che vuole ,dove vuole e come vuole senza osservare alcuna regola legata al buon vivere, all’educazione e alla pubblica decenza.

Il problema è oltremodo complesso: si tratta di un inaridimento progressivo che nel tempo ha fortemente abbrutito le nuove leve. Famiglie spesso sbandate, esperienze scolastiche insoddisfacenti in istituti fatiscenti con professioni che cambiano di continuo impedendo ai ragazzi di costruire un rapporto stabile ed emotivo con i docenti, bombardamento mediatico quotidiano di video a sfondo sessuale di ogni genere (ormai su pc e cellulari gira di tutto e di più), inoccupazione e soprattutto testimonianze folli rese da un altrettanto alienata società di come personaggi dallo stile di vita scellerato facciano ormai più tendenza di chi si alza la mattina e onestamente conduce la propria esistenza impegnandosi nel lavoro o negli studi.

La voglia di trasgredire, di mostrare al branco di essere superiori alle regole gioca poi un ruolo fondamentale. Ci chiediamo come mai le famiglie dei giovanissimi napoletani, spesso minorenni, consentano ai propri figli di bighellonare sino a tarda notte nel centro storico di Napoli ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Esistono dei limiti ma le immagini che girano in rete testimoniano come a San Domenico Maggiore (e non solo) i giovani ormai li abbiano abbondantemente superati. Le istituzioni sono oggi chiamate a porre un freno a questi ingiustificabili eccessi. Povera Napoli: sono lontani i tempi delle nottate romantiche d’estate sul lungomare in cui anche corteggiare una donna era poesia, della sana goliardia manifestata per strada e nei locali, della voglia di vivere che ha sempre contraddistinto i partenopei.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.