Al teatro Bellini, “Persone naturali e strafottenti”

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Persone naturali e strafottenti” è uno strano oggetto. Una commedia tragicomica del 1972 di Giuseppe Patroni Griffi che al suo debutto nel 1974 (interpreti Pupella Maggio, Mariano Sigillo e Gabriele Lavia), quando in Italia l‘omosessualità era ancora un tabù, provocò un enorme scandalo. Napoli, notte di Capodanno: in una stanza presso un’affittacamere, fra festoni e palloncini di carta, si preparano i festeggiamenti; c’è Violante, la padrona del posto con un passato da cameriera in un bordello, e c’è Mariacallàs, il suo affittuario, un travestito che cita Freud e che deve il suo nome a una storia con un armatore. Ci sono poi due amanti, il nero Byron e il bianco Fred, l’uno scrittore arrabbiato rivoluzionario che vuole cambiare il mondo, l’altro studente omosessuale che rivendica la propria libertà… Quattro disperati alla deriva, che racimolano la loro umanità di diversi, di esclusi, di emarginati, nell’umiliazione, nell’azzardo del piccolo crimine, in un briciolo di disonestà per rubare la sopravvivenza quotidiana… Quattro disperati alla deriva, che racimolano la loro umanità di diversi, di esclusi, emarginati, nell’umiliazione, nell’azzardo del piccolo crimine, nella piccola disonestà per rubare la sopravvivenza quotidiana. Un testo ardito, dal linguaggio vivo e colorato, ma ancora così attuale da tornare tra noi con l‘autorità di un classico contemporaneo nel quale l’autore ritorna al mito di una Napoli perduta.

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