Questa campagna non interessa gli elettori

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Avverto una forte nausea, con una sensazione di opprimente peso allo stomaco. Penso che vomitando mi libero del mio disagio e potrò scrivere l’ormai abituale editoriale settimanale. Scrivo di questi fatti personali (non piacevoli e ne chiedo scusa), forse per avere un pretesto al fatto che a serata ormai avanzata (sono le 22), con un vento violento di cui avverto la presenza oltre gli infissi e con lo stomaco che non fa sconti, penso di non essere capace di stendere poche righe interessanti.
La cronaca non offre sollievo a nessuno e forse un senso di nausea nell’ultimo periodo lo procura a tanti, figuriamoci a chi un mal di stomaco lo ha per davvero, a causa di un cibo non corretto.
Ho conversato  recentemente con una persona che quotidianamente, per lavoro, registra e studia tutto quanto appare, sui principali media internazionali, di ciò che accade in Italia, tra cronaca e politica. Mi ha detto che quello che, di rimbalzo, arriva sulla nostra stampa è pochissima cosa rispetto a quello che viene scritto e analizzato all’estero. E’ forte e ricorrente la preoccupazione per la tenuta della nostra democrazia e per la incapacità dei nostri governi (centrale e locali) di amministrare bene un Paese che ritengono ancora il più bello e il più ricco di umanità solidale di un’ampia parte del globo.
Alcune settimane fa abbiamo scritto un pezzo dal titolo “Mariuoli tra i cadaveri dei partiti”, commentando le performance giudiziarie della protezione civile, che a molti è sembrato forte. Ma la cronaca di questi giorni non è forse ricca di fatti che confermano l’avvenuto decesso di partiti, principalmente di destra, ma anche di sinistra?
A svolgere la campagna elettorale non può essere chi non c’è più (i partiti), ma solo gruppi di sopravvissuti che, dietro sigle che non sono partiti, slogan e brandelli di parole senza senso che chiamano impropriamente programmi, è già in giro a chiedere voti.
Sembra che dietro la non corretta presentazione di liste e la loro conseguente esclusione dalla competizione elettorale vi siano faide e regolamenti di conti che hanno, ad arte, generato il grave problema. La censura sembra prepotentemente ritornata protagonista di questo desolante momento che attraversa l’Italia. Aboliti dalla Rai i programmi di approfondimento politico e finanche il “Corriere della Sera” è stato protagonista di un “giallo”, per aver prima pubblicato un editoriale “scomodo” sulla crisi d’identità del Pdl, prontamente eliminato dall’edizione distribuita in Italia, poi ripubblicato il giorno dopo.
Nessun candidato ha ancora parlato al cuore dei problemi del Paese, nessuno ha ancora spiegato come intende amministrare il futuro delle regioni e dei comuni. Sono tutti maledettamente impegnati a delegittimarsi vicendevolmente tra schieramenti e soprattutto all’in-terno della stessa coalizione. E’ partita una campagna elettorale che non interessa agli elettori. La gente non avverte l’impegno in progetti concreti, e nemmeno la passione nell’affrontare la soluzione dei problemi e dei bisogni dei territori. E’ una tornata elettorale che non interessa a chi è disperato perché senza lavoro o con la casa abusiva prossima all’abbattimento. Eppure dovrebbe essere la politica a dare risposte ai bisogni delle comunità e ad occuparsi di garantire a tutti un futuro giusto e solidale e, come tale, essere seguita e praticata con attenzione da tutti. Invece succede il contrario. Chi pratica la politica e le competizioni elettorali sembra orientato in una direzione che non interseca mai le aspettative dei cittadini che, dunque, abbandonano la strada dell’atten-zione civica, critica e collaborativa.
“Siamo sfiduciati, andrà sempre peggio” è il ritornello che ascoltiamo insistentemente tra molti elettori di entrambi gli schieramenti. Eppure, ripartire da una cittadinanza attiva sembra essere l’unica strada per rivitalizzare e rinnovare la politica, creando le solide premesse per partiti nuovi e veramente democratici. Per opporsi al rinnovamento, il vecchio personale politico, ampiamente presente in queste elezioni, continua a deprimere e nauseare gli elettori per ucciderne la speranza e continuare a sopravvivere, ma, a quanto pare, ancora per poco.
Antonio Irlando

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Da sempre abituato a vivere con il Gazzettino vesuviano in casa, giornale fondato pochi anni dopo la sua nascita dal padre Pasquale Cirillo. Iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1990, ricorda come suo primo articolo di politica un consiglio comunale di Boscotrecase, aveva 16 anni. Non sa perchè gli piace continuare a fare il giornalista, sa solo che gli piace, e alle passioni non si può che soccombere. "Il mestiere più bello del mondo".

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