Il paradosso dei terremoti vesuviani

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Raccontare il rischio sismico del napoletano equivale ad intraprendere un viaggio paradossale. Perché il territorio è un luogo dove l’esperienza comune contrasta incredibilmente con il sapere scientifico e le leggi vigenti.

Questo incredibile stato delle cose, si percepisce chiaramente percorrendo i quartieri antichi dei popolosi comuni del vesuviano dove sono ancora molti i fabbricati che palesano i danni del devastante terremoto del 1980 e attendono ormai da trenta anni una ricostruzione che forse mai ci sarà; e si concretizza in un luogo ben preciso di Napoli, in via Diocleziano n. 328, l’indirizzo dell’Osservatorio Vesuviano.

Da un lato una realtà fatta di un tessuto sociale perennemente terremotato, dall’altro un’istituzione scientifica d’eccellenza, di chiara fama internazionale, sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che opera fin dal 1841, nel settore della ricerca geofisica e vulcanologica e della sorveglianza dei vulcani.

In questo palazzone dai muri di vetro, sono stato cordialmente accolto dal direttore, il dott. Marcello Martini, che mi ha illustrato alcuni aspetti legati al rischio sismico del territorio vesuviano. Da questa gradevole chiacchierata è emerso che l’attività dell’Osservatorio è incentrata sullo studio e il monitoraggio della dinamica terrestre del vesuviano, un lavoro che garantisce una straordinaria sorveglianza per un territorio notoriamente a forte rischio sismico e vulcanico. I dati raccolti dai ricercatori dell’Osservatorio, in quasi 170 anni di ricerca scientifica, sono finalizzati principalmente alla elaborazione di previsioni probabilistiche attendibili, i così detti forecast, sul fenomeno vulcanico e sismico. Previsioni che indicano chiaramente che è alta la probabilità, anche se non è possibile indicare una data precisa, che un nuovo evento sismico di intensità pari o superiore a quello del 1980 si verifichi nelle stesse zone. Previsioni che la Protezione Civile utilizza per approntare i regolamenti di prevenzione e i piani di emergenza da attuarsi in caso di imminente pericolo.

Questo tipo di prevenzione prevede severe norme per la costruzioni antisismiche, la messa in sicurezza dei manufatti già esistenti, l’educazione della popolazione sul rischio e le dinamiche dei fenomeni naturali potenzialmente pericolosi. Tuttavia questa consapevolezza, sul come prevenire i danni di un terremoto, sembra appartenere solo alla ristretta cerchia della comunità scientifica e legislativa. Mentre le amministrazioni – nazionali e locali – che gestiscono concretamente il territorio sono incapaci di attuare efficacemente e realisticamente le politiche preventive elaborate.

Questo stato delle cose, sommato all’alta densità abitativa e alla diffusa ignoranza del popolino sull’argomento, può comportare un notevole aumento del rischio che un evento sismico anche di media entità si trasformi in una catastrofe di immani proporzioni. Per superare tale paradosso, e dare quindi un senso concreto al duro lavoro dei ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano, è necessario attuare politiche lungimiranti, coraggiose ed erroneamente ritenute impopolari perché da realizzare in periodi apparentemente sicuri.

Se tutto questo non dovesse verificarsi e continuasse lo stato di inefficienza amministrativa è necessario che sia il popolo stesso a prendere coscienza del concreto pericolo che incombe sul territorio vesuviano, in sostanza chi si trova a vivere in uno stabile che non offre un’adeguata protezione, conforme alle vigenti norme antisismiche, ed ha a cuore la propria incolumità, è bene che si adoperi celermente per far si che la propria casa diventi un luogo sicuro.

Ferdinando Fontanella

Twitter: @nandofnt

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