Il Caffè Letterario “Nuovevoci” di Torre Annunziata presenta Gioacchino Genchi

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Il 10 aprile alle ore 19 sarà ospite del Caffè Letterario Nuovevoci Gioacchino Genchi, consulente informatico di Falcone e De Magistris, si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate importanti. Grazie al suo lavoro scopre i rapporti che intercorrono tra la mafia e lo Stato e viene messo sotto inchiesta.


E’ un uomo scomodo, che ha sacrificato la sua vita per il suo lavoro e che oggi ha deciso di raccontare tutta la sua esperienza in un libro.

Da “L’europeo” di Edoardo Montolli:

Ha lavorato con il giudice Falcone e ne conosceva i segreti. Sa tutto di spie e Cosa Nostra. Vive in un bunker di Palermo e, ascoltando, sta ricostruendo i legami tra criminalità e potere

Vive nel bunker sotterraneo di un palazzo confiscato alla mafia, nel centro di Palermo. Laggiù, giorno e notte, incrocia dati, elabora, scrive. Poi comunica il risultato ai magistrati, utilizzando mail e telefoni criptati. Per vederlo all’opera bisogna adattarsi alle sue richieste e usare webcam, pc e un programma di videoconferenza, Skype, unica finestra che concede al mondo esterno. Dice che è il solo modo per non farsi spiare. Quando la telecamera si accende sullo schermo, l’uomo dei misteri se ne sta sprofondato dietro quattro monitor, con una camicia sportiva, senza cravatta. Alle sue spalle, 500 metri quadri blindati di computer, server, schedari. Si chiama Gioacchino Genchi, ha il grado di vicequestore aggiunto e l’aria di chi non si fida molto. Sotto i capelli castani alla militare, una decina di chili di troppo ma forse inevitabili per chi, a 46 anni, sta per 18 ore rinchiuso là sotto ascrivere complesse relazioni. «Già. D’altra parte le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, o fanno ingrassare. La bilancia è il mio nemico». Ci scherza su. Forse non ha altro modo per affrontare la vita che prenderla con ironia: da quando, sette anni fa, si è messo in aspettativa per lavorare come consulente informatico delle Procure, nella sua personale centrale elettronica transitano quasi tutte le indagini più riservate del Paese. E probabilmente qualche nemico pericoloso ce l’ha davvero. Non a caso oggi viene considerato il massimo esperto in materia di intercettazioni. «Eppure», dice guardando nella webcam, «lo sa che ho cominciato facendo l’avvocato?». Il suo lungo racconto ci catapulta nel flashback della Sicilia di fine anni Ottanta, in piena emergenza mafiosa, appena mollata la toga d’avvocato per entrare in polizia. Una scelta anomala che ai vertici della Ps viene notata.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

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