La commissione d’accesso ha chiesto altri due mesi di indagini a Pompei

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La commissione d’accesso indagherà per altri sessanta giorni sugli atti amministrativi della giunta D’Alessio e del consiglio comunale per verificare l’eventuale presenze di ingerenze della malavita organizzata sull’attività dell’ente locale. I tre componenti della commissione ispettiva inviata dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, hanno infatti chiesto la proroga del tempo a loro disposizione per effettuare ulteriori indagini sull’operato dell’amministrazione comunale in carica e dell’ultima legislatura. Spetta al prefetto Pansa decidere se concedere o meno la proroga che, comunque, sembra attesa in tempi brevi. La commissione d’accesso, presieduta dal viceprefetto Giovanna Via e composta dal viceprefetto aggiunto Grazia Rutoli e da Salvatore Esposito, architetto esperto in materia di appalti pubblici, si è insediata a Pompei lo scorso 21 gennaio e durante i tre mesi di lavoro ha svolto indagini a 360 gradi sull’attività dell’amministrazione comunale. Novanta giorni durante i quali gli investigatori inviati dal Prefetto hanno passato al setaccio atti e documenti relativi a consulenze, gare d’appalto, atti e determinazioni del consiglio comunale e dell’esecutivo. Top secret al momento i risultati della prima tranche di indagini condotte a Pompei sulle presunte infiltrazioni nell’ente locale della criminalità organizzata. Il supplemento d’indagine richiesto dagli ispettori della Prefettura a Pompei servirà proprio a chiarire una volta per tutte questo aspetto, allontanando o confermando le ombre della camorra su Pompei. Intanto la governance di palazzo De Fusco continua a dirsi serena nello svolgimento del proprio lavoro, nella convinzione che la proroga chiesta dai commissari rappresenti il segnale che al comune di Pompei non vi siano elementi di criticità tali da giustificare interventi delle istituzioni superiori. Una opinione che però potrà essere confermata o smentita soltanto dopo che la commissione d’accesso avrà completato il proprio lavoro di indagine anche nei prossimi due mesi di proroga, che saranno decisivi per il futuro dell’amministrazione comunale in carica ma per tutta la città. L’invio a Pompei della commissione per l’accesso agli atti amministrativi era stato chiesto poco più di tre mesi dopo le elezioni comunali dal senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli. L’esponente del centrodestra, lo scorso 23 settembre, aveva chiesto al Presidente del Consiglio ed al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, “l’invio immediato, attraverso la Prefettura di Napoli, presso il Comune di Pompei di una commissione di accesso affinché siano accertate le violazioni innanzi indicate ed eventualmente di disporre un nuovo scioglimento del consiglio comunale”. Un’attività ispettiva ed un provvedimento così drastico giustificati, sempre secondo il senatore del centrodestra, da una serie di presunte violazioni di legge che Nespoli elenca nel suo intervento davanti al ministro Maroni. Tra queste Nespoli cita la vicenda dei lavori di riqualificazione del centro storico di piazza Schettini e la fonte salutare (per i quali è indagata l’intera giunta in carica nella precedente legislatura).

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