Il centro commerciale come l’abitazione privata. Chi commette un furto è soggetto all’aggravante

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La Cassazione stabilisce che chi commette un furto in un esercizio commerciale sarà soggetto all’aggravante, prevista per chi commette un furto in abitazione. Infatti secondo la Consulta il centro commerciale è un po’ come la propria casa perché qui «si svolge parte delle attività della vita privata» della gente. Pertanto, affermano i giudici di Piazza Cavour, che chi commette un furto in un esercizio commerciale si vedrà applicare le aggravanti previste dall’art. 624 bis del codice penale che punisce «i furti in abitazione o in luogo di privata dimora». Seguendo questo criterio la quinta Sezione penale ha accolto il ricorso della Procura di Roma che chiedeva di applicare l’aggravante, prevista per chi commette furto in abitazione, nei confronti di due signori che avevano rubato in un centro commerciale impossessandosi di alcuni capi di abbigliamento. La Corte di Appello aveva ridotto la pena dei due ladri a furto semplice. La Procura di Roma, allora, rivolgendosi in Cassazione faceva notare che il centro commerciale deve ritenersi in tutto e per tutto luogo di privata dimora perché in esso «le persone si trattengono per compiere atti della loro vita privata anche se in modo transitorio e contingente». Da qui la richiesta di applicare l’aggravante. Piazza Cavour accogliendo il ricorso ha rammentato che i centri commerciali vanno ricompresi nell’elenco dei luoghi di privata dimora in quanto “la nozione di privata dimora comprende qualsiasi luogo destinato permanentemente o transitoriamente all’esplicazione della vita privata o delle attività lavorative, culturali, professionali».

Valentino Belligerante

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