Impiantologia dentale

232

Contrariamente ad una credenza tuttora comune tra i pazienti odontoiatrici in Italia, nella maggioranza dei casi l’intervento di implantologia dentale non è difficile né doloroso e costoso e presenta una percentuale di successo molto elevata, non comune in medicina. Viceversa in alcuni casi resi meno facili da motivi che più avanti analizzeremo l’intervento sarà più complesso e per questo meritevole di una attenta considerazione per evitare rischi d’insuccesso.
L’implantologia dentale consiste nell’inserimento nell’osso mascellare o mandibolare (privo del dente naturale) di pilastri che, una volta integrati nell’osso stesso, potranno supportare un dente artificiale idoneo a svolgere la sua funzione.
Come è fatto un impianto dentale?
I pilastri in titanio sono oggi per lo più cilindrici, di varia lunghezza e diametro per potersi adattare alle diverse configurazioni del segmento d’osso disponibile al loro inserimento. Sono costruiti in titanio, metallo di larghissimo uso in chirurgia per la sua neutralità biologica che ne assicura l’accettazione dell’organismo. La loro superficie è trattata in modo da esaltare la possibilità di OSTEOINTEGRAZIONE (ovvero dell’incorporamento totale nella compagine ossea) che in ricerca è stata ben studiata ed accertata grazie alla microscopia elettronica: il RIGETTO in implantologia dentale NON ESISTE, non essendoci alcuna possibilità di reazione immunologica sfavorevole come succede nei trapianti eterologhi (da donatori). L’implantologia dentale ha superato negli ultimi anni anche la prova clinica con dei controlli longitudinali sui pazienti sottopostivi che ne hanno assicurato l’affidabilità. Gli impianti dentali devono essere prodotti e confezionati a norma di legge europea e vengono pertanto accompagnati da un certificato che può essere visionato e conservato dal paziente a sua garanzia. L’implantologia dei dentisti pionieri, che spesso disegnavano e facevano fabbricare in proprio impianti dalle fogge più disparate e con metalli variamente trattati, è definitivamente tramontata e con essa quella larga parte d’insuccessi che influenza ancora negativamente taluni pazienti. I migliori impianti moderni sono accessoriati con un ricco corredo di connettori al dente artificiale che sorreggeranno, in modo da assicurare oltre che una detergibilità perfetta anche un’estetica ottimale rispetto al contorno gengivale sottostante. Quest’ultimo fattore è determinante per un buon esito dell’intervento nelle zone scoperte dal sorriso. A seconda delle situazioni e del modello di impianto l’intervento chirurgico vero e proprio può essere effettuato in un solo tempo (lasciando alla fine dell’inserimento endosseo dell’impianto una piccola porzione dello stesso, che poi servirà di connessione al dente, al di fuori della gengiva) o in due tempi, essendo il secondo tempo molto più semplice e breve del primo (una piccola incisione gengivale utilizzata per esporre nel cavo orale la parte più esterna dell’impianto al fine di connetterla ad un dente di porcellana o vetropolimero). Quindi si parla nel primo caso di immersione parziale e nel secondo di immersione totale , sottintendendo che ci si riferisce al tessuto gengivale perché è ovvio che l’immersione endossea c’è sempre e comunque. Dopo l’intervento chirurgico occorre aspettare un tempo variabile e comunque non superiore a quattro mesi per poter procedere alla protesizzazione ovvero al CARICO IMPLANTARE con un dente artificiale in metalloceramica, in resina oppure in vetropolimero, tutti materiali di elevato valore estetico.
La connessione puo’ avvenire in varie modalità , a seconda del tipo d’impianto, delle necessità del paziente e delle abitudini del protesista e consiste per lo più in avvitamento o cementazione

Dott. Giuseppe Annone

Share

Lascia una risposta