John Henry Bonham

John Henry Bonham nasce da una famiglia operaia di Redditch, Inghilterra, il 31 maggio del 1948. Bonham iniziò a suonare la batteria a 14 anni, ed essendo assolutamente autodidatta, la sua tecnica era spontanea. Un talento naturale, ma allo stesso tempo furioso probabilmente a causa di un rapporto difficile con un padre inesistente. Tra varie difficoltà dovute all’ ambiente rurale in cui era cresciuto, John riuscì a farsi un nome suonando con vari gruppi blues del luogo. È qui che incontra più volte il suo vecchio amico Robert Plant, ed è qui che conosce il promettente chitarrista Jimmy Page. I tre si uniscono nel 1968 formando (insieme al bassista John Paul Jones) i Led Zeppelin, e l’anno dopo lanciano il loro primo album “led zeppelin” registrato in sole trenta ore. E’ l’inizio, per Bonham della scalata verso il successo più sfrenato. Soprannominato bonzo (dal nome di un cane di un cartone animato) ad inizio carriera per il suo carattere molto tranquillo e mansueto, John subì una vera e propria trasformazione caratteriale, probabilmente dovuta a quel cambiamento drastico che dalla vita di campagna lo vedeva esser diventato una grande rock star. Egli infatti inizio a darsi in maniera quasi smisurata all’alcool, che spesso gli provocava violenti cambiamenti di personalità.
Gli anni settanta furono per lui dieci anni fatti di locali sfasciati, stanze d’albergo distrutte, risse e orge, che gli fecero guadagnare il soprannome di The Beast, si dice addirittura che gli altri membri del gruppo prenotassero delle stanze dove rifugiarsi in attesa che passasse la sbornia al loro amico batterista. Alla fine, nonostante tutto, Bonham era un tipo tutto sommato semplice, quasi schivo.
Non ha mai rilasciato interviste, nel suo privato era molto riservato, non amava farsi pubblicità, non aveva storie particolari da raccontare. Gli piacevano soprattutto le belle macchine, e come ogni buon inglese, gli piaceva bere.
È il 25 settembre del 1980 quando Jimmy Page, in compagnia di sua moglie, accompagnano un Bonham più ubriaco del solito in una delle tante stanze del loro castello. La mattina dopo il batterista viene trovato morto soffocato dal suo stesso vomito. Molti giornali di allora attribuirono la morte di Bonham alle manie rituali di occultismo di Page, si parlava di magia nera, di sedute spiritiche, di leggende come quella della canzone “stairway to heaven” che letta al contrario si rivelerebbe essere un inno al diavolo. Fatto sta che l’anno 1980 vede cosi la morte di uno dei batteristi più grandi e innovativi della storia del rock, che con i suoi assoli a mani nude, con i suoi ritmi travolgenti, con il suo stile assolutamente eccezionale, ha modificato radicalmente il modo di concepire la batteria che diventa cosi da semplice strumento di accompagnamento, elemento fondamentale di un gruppo rock

Giuseppe D’Ambrosio

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