Via i protettori incivili dagli scavi di Pompei

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Il Corriere della Sera di martedì pubblica una pagina intera sugli scavi di Pompei che ha del clamoroso. Il titolo è: “Ruspe, cavi e mattoni, contestato a Pompei il restauro del Teatro Grande”.

Il più autorevole quotidiano nazionale descrive uno scenario scandaloso, segnalato dall’Osservatorio Patrimonio Culturale con una denunzia al Ministro Bondi, rilanciata anche dalla “Reuters”, la più importante agenzia di stampa mondiale, che certamente riaccenderanno le attenzioni dei media internazionali, su come in Italia vengono gestiti i tesori del patrimonio artistico.

Finora, però, dalle parti di Pompei non si registra ancora nessuna protesta e indignazione ufficiale. Il Comune di Pompei, i Comuni del comprensorio, la Provincia e la Regione, dovrebbero chiedere conto di come viene gestita la conservazione del patrimonio culturale dei propri territori. Vedremo. Intanto, questa è la realtà descritta con chiarezza dal Corriere della Sera.“I martelli pneumatici diventano quasi un dettaglio nel terribile cantiere del Teatro Grande di Pompei – scrive l’inviata Alessandra Arachi – invaso da betoniere, bob kart, ruspe, cavi, levigatrici e chi più ne ha ne metta. Nel condominio sotto casa vostra sarebbero più prudenti nel fare i lavori”. Fin qui potrebbe anche bastare per descrivere lo scempio che sta subendo il monumento archeologico tra i più visitati al mondo e invece non è finita. “E invece qui, roba di archeologia del II secolo avanti Cristo – prosegue l’inviata del Corriere della Sera – gli operai si muovono in mezzo alle rovine come elefanti dentro una cristalleria e a cercare un responsabile di tutta la baracca si trova soltanto “il geometra Pasquale”, così almeno è capitato a noi quando i martelli e le ruspe erano in piena azione sotto gli occhi dei turisti attoniti”.

L’Osservatorio Patrimonio Culturale nella lettera inviata al Ministro per i Beni Culturali scrive: “La gravità degli interventi è facilmente e banalmente dimostrabile, in particolare nella cavea, che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno dei diversi momenti della vita degli scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura”. Il commento diretto della giornalista è immediato e di grande efficacia descrittiva e documentale. “E basta un giro attorno al teatro per crederci. Oppure per non riuscire a credere ai propri occhi. A guardarlo il Teatro Grande di Pompei sembra uno scherzo – scrive Alessandra Arachi – un’illusione informatica di chi si è divertito a giocare con un’immagine. Come quando, chessò, si mettono i baffi alla Gioconda. E invece è tutto vero”.

L’Osservatorio Patrimonio Culturale ha chiesto al Ministro di accertare le responsabilità e di ordinare il ripristino dei luoghi ed un vero restauro conservativo del teatro grande e della retrostante Palestra dei Gladiatori.

Proprio come accade ad un normale cittadino che compie un’irregolarità urbanistica: lo si denuncia alla Procura della Repubblica e gli si ordina di ripristinare lo stato dei luoghi.

Vedremo cosa succederà con Pompei dove è in corso il festival dell’assurdo. Spieghiamo con ordine. I lavori sono stati autorizzati dalla soprintendenza archeologica, la stessa che ne avrebbe dovuto controllare la regolare esecuzione: in sostanza il controllato e il controllore sono la stessa entità. Intanto, da qualche tempo, Pompei è senza un soprintendente ma vi operano diversi bravi archeologi, retrocessi, però, nei fatti, al ruolo di gregari, da chi ha la gestione (commissariale) e la cassa (sostanziosa) da spendere tutta e in fretta nello stile delle emergenze.

Anche all’archeologia pompeiana è applicato lo stile nazionale, ben rodato, delle attività ordinarie gestite come se fossero emergenze. In “emergenza” è possibile “semplificare” e “velocizzare” le procedure. A Pompei si sta facendo proprio questo. Infatti, la gestione degli scavi archeologici non è più competenza degli uomini del Ministero dei Beni Culturali, ma della Protezione Civile di Bertolaso. Sì, proprio gli stessi dei terremoti, degli inceneritori, del G8 e dei tanti scandali che stanno riempiendo le cronache.

E Bondi, il Ministro Poeta, sorprende tutti, forse anche se stesso, quando pubblicamente dichiara di essere fiero (ma di che cosa?) del commissariato di diversi monumenti italiani, affidandone la gestione alla protezione civile. La conseguenza è la mortificazione quotidiana di archeologi di grande valore. E’ come se il capo della Fiat affermasse pubblicamente di preferire le auto Renault perché funzionano meglio. Lo scempio di Pompei intanto si può spiegare anche cosi. In attesa di saperne qualcosa di più da qualche Procura delle Repubblica che, secondo indiscrezioni, sembrerebbe aver in corso indagini sugli appalti milionari a Pompei gestiti dalla Protezione civile.

Antonio Irlando

http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2010/05/26/martelli-pneumatici-negli-scavi-di-pompei/

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