Castellammare: spaccio a domicilio di cocaina, arrestate 18 persone

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Si è conclusa con 18 arresti l’operazione “Vesuvio” condotta dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia che, agli ordini del capitano Giuseppe Mazzullo e del tenente Andrea Minella, hanno tratto in arresto 18 spacciatori, in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Torre Annunziata, su richiesta del Procuratore Diego Marmo. Gli arresti sono stati effettuati tra Castellammare di Stabia, Sant’Antonio Abate e Boscoreale, e l’operazione è iniziata all’alba, per concludersi con l’ultimo arresto avvenuto nel primo pomeriggio. In manette sono finite due donne edo anche un militare della Marina, tutti considerati soggetti attivi.


L’elenco degli arrestati comprende alcuni interi nuclei familiari e conferma il legame tra tre piccole ma fiorenti piazze dello spaccio, praticamente a conduzione familiare, che da una zona più dedita al traffico di stupefacenti, come Boscoreale, riusciva ad investire la più popolosa Castellammare, per arrivare ad una zona di passaggio come Sant’Antonio Abate.

In manette sono finiti: Francesco e Raffaele Galise, 42 e 37 anni, legati al clan Pesacane; Genoveffa Del Sorbo, 37 anni; e Alfredo Nisi, 41, tutti di Boscoreale; Mario Zurolo, militare 37enne; Raffaele e Rosario Varone, di 34 e 28 anni; Giovanna Ricciardi, 37 anni; Giuseppe Cannavacciuolo, 35 anni; Antonio Di Maio, 25 anni; Claudio Rastelli, 36 anni; Raffaele Romano, 43 anni; Antonio Amoruso, 42 anni; e Gennaro Santaniello, 36 anni, tutti di Castellammare di Stabia; e Aniello De Gregorio, 43 anni, ex sorvegliato speciale; Vincenzo Rispoli, 23 anni; e Paolo Foresta, 51 anni, il più “anziano” del gruppo. Tutti, o quasi, gli arrestati sono pregiudicati per reati specifici ed accusati, in concorso e a vario titolo, di detenzione e spaccio di cocaina.

Tutti, a vario titolo, sono accusati di spaccio di stupefacenti, poiché i militari dell’arma hanno documentato almeno mille episodi di cessione a terzi di cocaina. Solo polvere bianca: le tre piazze di spaccio stabiese, abatese e boschese, erano specializzate nella vendita di coca. I clienti? Soprattutto giovani dell’area stabiese-vesuviana, ma anche liberi professionisti. La droga, acquistata nei “supermarket” napoletani, veniva divisa in dosi direttamente nelle abitazioni degli spacciatori che, poi, si sentivano con i tossicodipendenti telefonicamente, decidendo luogo ed orario dell’appuntamento. Spesso, la consegna di droga avveniva direttamente a domicilio, con lo spacciatore che raggiungeva a casa l’acquirente, consegnava la cocaina lontano da occhi indiscreti e andava via indisturbato con le tasche piene di soldi. Ogni giorno, ognuno dei 18 spacciatori era capace di vendere coca fino a 1000 euro.

La consegna a domicilio, sì, ma anche il linguaggio in codice era alla base della vendita di stupefacenti. I luoghi scelti erano sempre diversi e concordati al telefono durante conversazioni molto brevi che portavano, chiaramente, ad accordi pregressi. Bastava parlare di macchine, vino, mele, magliette e camicie, anche nel cuore della notte, per capire quante dosi di cocaina l’acquirente desiderava. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno permesso di smascherare il traffico di stupefacenti.

I fratelli Galise e Nisi erano i punti di riferimento per i tossicodipendenti della zona vesuviana; Zurolo, Rastelli e Cannavacciuolo, invece, sono considerati i principali agenti dello spaccio stabiese, insieme ai fratelli Varone. Intorno, poi, si era creata una fitta rete di procacciatori di clienti che faceva capo, in particolare, a Ricciardi e Di Maio.

I 18 arresti di ieri arrivano a coronamento di una lunga e complessa operazione investigativa durata praticamente tutta l’estate 2009, da giugno a settembre, che è partita con l’operazione “Family” che a gennaio ha portato a 12 arresti che hanno dimostrato i legami tra gli spacciatori di Sant’Antonio Abate e l’Agro, per concludersi con la scoperta dei rapporti anche con l’area vesuviana.

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