Castellammare: torna ai domiciliari il braccio destro di Michele D’Alessandro

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Torna ai domiciliari uno degli storici capi del clan D’Alessandro di Castellammare. Renato Raffone, 76 anni, è stato raggiunto ieri presso la sua abitazione dagli agenti del commissariato di polizia stabiese, guidati dal primo dirigente Luigi Petrillo e dal vicequestore Stefania Grasso, che gli hanno notificato il provvedimento che stabilisce gli arresti domiciliari per cumulo di pena. Raffone dovrà scontare circa 8 anni di reclusione per estorsione agli imprenditori stabiesi per conto del clan D’Alessandro ed associazione a delinquere. Raffone finì in manette nell’aprile del ’96 nell’ambito di un’inchiesta sulle estorsioni ai danni di alcuni imprenditori di Castellammare di Stabia. Fino al 2007, l’ex consuocero di Michele D’Alessandro (la figlia del boss volle divorziare) era detenuto nel carcere di Opera. Poi, il magistrato di Sorveglianza di Milano decise di sospendere l’esecuzione della pena, ritenendo troppo gravi le condizioni di salute del 73enne per poter legittimare ancora la detenzione in carcere dello stabiese. Renato Raffone stava scontando un cumulo di pene per associazione di stampo mafioso, droga ed estorsione. Non solo: il 73enne stava espiando anche una pena rimediata per il reato di usura ai danni di una coppia di coniugi, reato per il quale sono stati ritenuti colpevoli Stanislao Somma, ritenuto legato al clan D’Alessandro, e Vincenzo Piccolo, all’epoca dei fatti segretario di uno studio notarile. In passato, Raffone, ritenuto braccio destro del defunto boss Michele D’Alessandro, ha ricoperto anche la carica di presidente della Juve Stabia, squadra di calcio stabiese. quando era presidente della squadra gialloblù rilasciò un certificato di lavoro per un detenuto che conosceva, il cutoliano Antonio Lucarelli, detto “Giarrone”, capo tifoso delle vespe, ucciso un mese dopo in un agguato.

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