Fangodotto, Scala e Esposito: “Subito un Consiglio con i cittadini del CMI”

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“La risposta all’interpellanza sulla realizzazione del fangodotto nel rione CMI da parte del Sindaco, Luigi Bobbio, non entra nel merito della vicenda. Il problema è più serio e va affrontato con serietà – hanno sostenuto Tonino Scala e Francesco Esposito, esponenti di SEL. Ci chiediamo e se lo chiedono soprattutto i cittadini del rione se una struttura, un impianto industriale per lo smaltimento dei fanghi sia compatibile con un Quartiere ad alta densità abitativa. Ci chiediamo se oggi con le normative vigenti sia possibile costruire non un fangodotto ma un depuratore e localizzarlo al centro di un quartiere. Forse il Sindaco non lo sa ma il depuratore si trova nel rione, è il cuore dello stesso. Ci sembra un vero e proprio accanimento terapeutico nei confronti di un rione che già oggi ha difficoltà a convivere con lo stesso impianto, non ancora in funzione a pieno regime. Più volte siamo intervenuti presso Termomeccanica per tentare di ridurre l’impatto acustico degli attuali impianti con in sonorizzazione degli stessi. Nonostante questi interventi  in alcune ore della giornata, per l’olezzo, per i rumori è impossibile vivere in alcune case che lo costeggiano. Ci chiediamo come sia stato possibile con tanta leggerezza cancellare 5 anni di lavoro nonostante l’approvazione presso il Ministero dell’Ambiente di un progetto che prevedeva il decentramento in Zona A.S.I.. Il Sindaco, l’A.C. e l’Utc pensano realmente che tale decisione, concordata dalla precedente Amministrazione con i cittadini, sia stata un capriccio alle spese della collettività ? Siamo seri. Quel che sta accadendo è ignobile perché perpetrato ai danni di un rione senza il coinvolgimento dello stesso. Nella risposta si omette ancora di evidenziare il contributo dato dal Comune che ha portato, anche per i suggerimenti del consulente prof. Masotti, a che il Commissario delegato si impegnasse ad adottare miglioramenti impiantistici notevoli, a partire dalla copertura delle vasche e comunque di mitigazione dell’impatto sull’area della città interessata dall’Opera. Lavoro di cui si può avere conferma nella documentazione in possesso del Settore. La scelta di ubicare il depuratore a Castellamare in quella particolare area risale agli anni ’70, nell’ambito del progetto PS3 – Progetto speciale per il disinquinamento del Golfo di Napoli – ed era a cura dell’allora Cassa del Mezzogiorno. È una lunga complessa vicenda che nasce dopo il colera. Oggi sarebbe impossibile, per la normativa vigente, allocare in un quartiere cittadino, un analogo impianto. Per queste ragioni e non da ultimo per “risarcire” il quartiere CMI che ha già subito disagi nel corso di questi anni, quando nel 20005 il Commissariato per il Sarno pose la necessità di impegnare le risorse entro il 31/12/2005, pena la perdita dei finanziamenti del CIPE, l’Amministrazione Comunale precedente si è mossa con grande senso di responsabilità scongiurando la perdita di finanziamenti, ma chiedendo miglioramenti del progetto, maggiori misure di ‑ sicurezza a favore dei cittadini e di un’area preziosa per lo sviluppo della città, per gli investimenti già in atto, a partire dal porto turistico e da quelli prevedibili per il futuro, come quelli relativi alla rete fognaria per eliminare l’inquinamento del mare. Prima di ogni decisione – concludono i due esponenti di Sel – serve convocare un Consiglio Comunale aperto ai cittadini e una valutazione d’impatto ambientale. Senza questi due atti ricorreremo anche dinanzi alla Corte Europea per sostenere non le nostre idee ma la salute dei cittadini di un intero quartiere.

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