Ercolano resta blindata: centinaia i controlli dei carabinieri e dei reparti speciali dell’Esercito

240

Ercolano blindata soprattutto nel weekend: non sia allenta la morsa dei controlli effettuati dai carabinieri proprio in prossimità di corso Resina, all’altezza del famigerato perimetro denominato «for ‘o pont» regno incontrastato della famiglia dei Papale. Proprio in seguito all’uccisione del ras Antonio Papale, trucidato in prossimità di vico Moscardino ovvero nel cuore logistico del clan, la guerra storica che contrappone le famiglie degli Ascione e dei Birra (i Papale sarebbero vicini agli Ascione) sembra ripresa senza esclusioni di colpi macchiando nuovamente di sangue le strade di Ercolano. Per arginare questo fiume di violenza la benemerita sta effettuando negli ultimi tempi centinaia di controlli, perquisizioni e fermi avvalendosi anche del supporto di Reparti Speciali Operativi dell’Esercito ed unità cinofile. Nel corso del monitoraggio sequestrata una potente bomba carta ritrovata nell’intercapedine di un muro situato sulla pubblica via in piazza Pugliano: l’ordigno, pronto per l’uso, sarebbe certamente servito per atti intimidatori ai danni di imprenditori della zona e commercianti. Nel tentativo di intercettare corrieri di armi e droga i carabinieri effettuano numerosi posti di blocco «tattici» nelle immediate vicinanze della nuova uscita autostradale di Ercolano che conduce direttamente al Miglio d’Oro e quindi nel «feudo» della famiglia Ascione. L’atmosfera in città resta incandescente: secondo mormorii di «radio mala» alcuni noti e spietati pregiudicati sarebbero passati nelle fila dei collaboratori di giustizia provocando un terremoto nell’ambiente malavitoso preoccupato delle conseguenze giudiziarie scaturite da eventuali dichiarazioni rese dai neo pentiti in relazione ad esecutori e moventi di omicidi «celebri» ad Ercolano. L’ergastolo: questa la condanna temuta da chi, latitante o già detenuto, in queste ore trattiene il respiro in attesa di conferme o smentite sulle dichiarazioni dei nuovi «cantanti» della camorra. In questo clima rovente la gente ha paura: il timore di nuovi agguati penalizza notevolmente la qualità d’esistenza di una comunità che ormai non sa più a chi rivolgersi per trovare giustizia. «Abbiamo paura per i nostri figli – commentano i cittadini – e per il futuro che questa città potrà offrirgli. Un sacerdote napoletano tempo fa in occasione della messa in suffragio di una vittima innocente di camorra disse dall’altare «andatevene da Napoli»: ebbene oggi riteniamo che quel ministro di Dio dicesse la verità e siamo avviliti, francamente, dal lassismo e dalla superficialità con la quale i politici ercolanesi affrontano il problema».

Alfonso Maria Liguori

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano

Lascia una risposta