L’Altro Sud: “Niente meridionali nelle Università lombarde, ennesimo attacco alla Costituzione”

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L’ultimo attacco della Lega Nord ai meridionali riguarda questa volta la possibilità di accesso alle Università a numero chiuso. Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato, nella commissione competente Cultura e formazione professionale, una norma che prevede il diritto di prelazione dei lombardi nelle Università a numero chiuso. Innanzitutto, nei test non si terrà più conto del voto del diploma che, secondo il Consigliere leghista Orsatti «in alcune regioni del Sud è dato notoriamente con generosità». L’ennesimo rospo da ingoiare – si legge in un comunicato ufficiale della Segreteria politica de L’ALTRO SUD. A prescindere dal voto del diploma, chi vale, saprà farne a meno. D’altra parte – continua il comunicato – la stragrande maggioranza dei concorsi pubblici non dà punti per il voto di diploma o di laurea e, nonostante ciò, sono comunque i meridionali a vincerli. Sarà perché ne partecipano di più, sarà perché sono più bravi o sarà, secondo alcuni, perché sono più raccomandati anche quando vincono un concorso a Cernusco sul Naviglio. Ma è così, e nessuno può farci niente. Nemmeno Orsatti. Ma ciò che L’ALTRO SUD bolla come inaccettabile nella norma in corso di approvazione a Milano, è garantire una corsia preferenziale per gli studenti che siano residenti in Lombardia da almeno cinque anni. Norma, prima di tutto incostituzionale perché discrimina e, la Costituzione italiana, se qualcuno non se ne fosse accorto, fonda la nostra convivenza su un articolo che vieta le discriminazioni e parla di obbligo per le istituzioni, quindi anche per la Regione Lombardia, di garantire l’eguaglianza sostanziale tra i cittadini, anche se terroni. Ma soprattutto, è una norma moralmente ed eticamente indegna perché introduce una specie di raccomandazione di Stato (di Regione in tal caso). Si proprio quella, la raccomandazione! Una delle piaghe del Mezzogiorno. Capo d’accusa da cui molti dipendenti pubblici meridionali, specie al Nord, devono difendersi giornalmente anche se hanno vinto il concorso onestamente. Una “raccomandazione istituzionalizzata“, quella lombarda, dove la discriminante non è la conoscenza o l’aggancio con il potente di turno ma è l’essere di “pura razza bresciana” piuttosto che “lodigiana“. Chissà se le Istituzioni meridionali – conclude il comunicato – faranno altrettanto verso i cittadini settentrionali? Mettiamo che l’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria decida di non ammettere al  concorso per l’abilitazione alla professione i cittadini bresciani. Non sia mai che qualcuno di Brescia decida di andare a rubarsi l’abilitazione di avvocato a Reggio, e poi magari diventa pure Ministro!

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