Cisl e Uil contro il Mibac

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Dal 4 ottobre si è insediata a Napoli e a Pompei la nuova Soprintendente Jeannette Papadopoulos, 56 anni, proveniente dalla Direzione Generale delle Antichità del Ministero dei Beni ambientali. Ha già ricoperto gli incarichi di funzionario direttivo nel Museo archeologico di Napoli, di reggenza della Divisione Archeologia dell’Ufficio Centrale dei Beni archeologici, ambientali, architettonici, storici e artistici e di segretario del Comitato di settore per i Beni archeologici. Presso il segretariato Generale e poi presso la Direzione Generale per le antichità, si è occupata di circolazione internazionale di beni archeologici e di contrasto al traffico illecito dei beni culturali. Jeannette Papadopoulos subentra a Giuseppe Proietti che ha lasciato la Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e Pompei per raggiunti limiti di età (prima di Proietti si ricorda l’interim ricoperto da Mariarosaria Salvatore). Ma in pochi giorni è scoppiata già un’aspra polemica, sulla scelta del Ministero: il problema non è, naturalmente, la Papadopoulos, quanto piuttosto la decisione di mandare a Pompei (considerata l’area archeologica più famosa ed estesa del mondo) ancora una volta un soprintendente “ad interim”.
L’incarico appena assunto dalla Papadopoulos, infatti, scadrà inesorabilmente il prossimo 31 dicembre. Cosa si può fare e progettare per Pompei in meno di tre mesi? Niente, naturalmente. Si potrà soltanto, come al solito, provare a gestire l’ordinario. “La Papadopoulos  critica il segretario della Cisl beni culturali di Pompei, Antonio Pepe – che rimarrà in carica meno di tre mesi (31 dicembre) pur provandoci non credo abbia tempo sufficiente per la realizzazione di un programma funzionale per il personale ed efficace alle esigenze dell’utenza.
Noi come sindacato ci proveremo; non daremo giustificazione a chi si sta attrezzando per mettere le mani su Pompei, il nostro obiettivo è e rimane quello di concordare un piano di tutela, valorizzazione e messa a reddito del patrimonio archeologico pompeiano. Pompei ha bisogno solo di essere gestita da un Soprintendente stabile e di un numero di personale, tra Archeologi, Architetti, Geometri, Impiegati, Restauratori, Custodi e manovali comuni, sufficiente a garantire il restauro e la manutenzione ordinaria dei beni archeologici già portati alla luce, ricchi di edifici, affreschi e mosaici in ordine ai 44 ettari. Se a questo si aggiungesse il sogno, coltivato dalla comunità scientifica internazionale, di portare alla luce gli altri 22 ettari ancora da scavare posti all’interno delle mura della Città antica, si troveremmo al del più grande intervento economico ed occupazionale dell’intero mezzogiorno”.
No ad una Fondazione per Pompei, si’ invece ad una ”nuova e piu’ forte autonomia” per l’area archeologica, con un soprintendente ‘a tempo pieno’ (e non a interim come la soprintendente insediata oggi Jeannette Papadopoulos) dotato anche di qualche potere derogatorio per sveltire le procedure e assumere personale senza i vincoli del pubblico impiego. Sono i suggerimenti che arrivano a Bondi dalla Uil dei beni culturali, che invita a non fare di Pompei ”una disputa politica”. I problemi, sostiene il sindacato, “sono noti e vanno affrontati”.
Secondo la Uil, Pompei ”ha bisogno di poche cose che si possono fare subito e della programmazione d’interventi tra Stato, Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Pompei”. Da qui le proposte: ”piu’ autonomia per il sito attraverso un un CdA nel quale siedano rappresentanti della Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Pompei ma anche una rappresentanza delle associazioni degli utenti”.

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