Sant’Antonio Abate: terrorizza ragazzine nei pressi di una scuola, denunciato 30enne

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Attirava l’attenzione di ragazzine fuori ad una scuola media e poi si masturbava in loro presenza. È stato denunciato a piede libero per atti osceni in luogo pubblico continuati G.D.A., 30enne di Sant’Antonio Abate. I carabinieri della stazione abatese, coordinati dal capitano Gennaro Cassese e dal tenente Fabio Ibba della compagnia di Castellammare di Stabia, hanno presentato ieri mattina la denuncia presso la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Tra i mesi di marzo ed ottobre del 2010, i militari dell’arma sono riusciti a ricostruire almeno 5 casi del genere e, in due di questi, il 30enne ha rischiato il linciaggio per mano di alcuni genitori presenti all’esterno della scuola media abatese. Le modalità usate sono sempre le stesse. Il 30enne riusciva ad attirare l’attenzione di giovani alunne delle medie (tutte tra i 12 ed i 14 anni), chiedendo informazioni stradali. Poi, una volta fatte avvicinare le ragazzine alla sua automobile, in sosta proprio nei pressi della scuola, si abbassava il pantalone e cominciava l’atto di autoerotismo in presenza delle giovani, che rimanevano sotto shock. In due casi, alcuni genitori, attirati dalle urla delle vittime, sono intervenuti mentre il 30enne si masturbava in auto e, solo per fortuna, è scampato al linciaggio, riportando danni alla vettura e qualche contusione, naturalmente senza mai recarsi in ospedale. Durante i suoi appostamenti, però, G.D.A. è stato individuato da alcuni testimoni che sono riusciti a prendere il numero di targa della sua auto. Ciò ha permesso di risalire all’identità del 30enne e, ulteriori testimonianze delle giovani vittime, hanno portato alla denuncia a piede libero presentata ieri per atti osceni in luogo pubblico. Sono in corso ancora attività investigative per capire se i casi sono solamente cinque oppure il 30enne abbia già “colpito” altre volte. Anche se gli atti di autoerotismo sono stati commessi sempre in presenza di minorenni, al 30enne abatese non è stato contestato il reato di pedofilia perché, a quanto pare, non ha mai nemmeno sfiorato le sue vittime. Ciò è stato confermato sia dai racconti delle giovani che hanno assistito loro malgrado ai fatti, sia da alcuni genitori testimoni dell’accaduto.


Si tratta invece di pedofilia, e per questo è stato condannato dalla Corte d’Appello di Napoli, il caso di un 26enne di Sorrento. Sposato con una donna stabiese di 23 anni, i due hanno un figlio di appena 3 anni. E proprio il piccolo è la vittima degli abusi da parte del padre. La giovane madre, accortasi che qualcosa non andava, esattamente un anno fa rinvenne alcune macchie di sangue sugli indumenti intimi del figlio. Le analisi effettuate hanno, poi, dimostrato che si trattava di macchie ematiche e di liquido seminale. «Così – spiega il suo legale, l’avvocato Luigi Alfano – la giovane madre si è rivolta al mio sportello per indigenti ed abbiamo denunciato gli abusi del marito nei confronti del piccolo che, all’epoca dei fatti, aveva da poco compiuto 2 anni». Il 26enne è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione, nonché al pagamento di circa 10mila euro da devolvere allo sportello legale anti-stalking e anti-violenza per indigenti gestito a Sorrento dall’avvocato Alfano. 

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