Prima che da Napoli scappino i napoletani

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Rosetta deve andar via. Poco prima della imminente naturale scadenza. 31 consiglieri lasciano il consiglio e tutti, con la Iervolino, vanno via.

“Non è una sfiducia” dice marzianamente la sindaca. Gli altri, le opposizioni, esultano. Napoli e i napoletani certamente no. A loro non interessa di Rosetta o di chi verrà dopo. A loro interessa un buon governo per Napoli. Come si chiamerà e da quale lato della geometria politica avrà la maggioranza, non interessa proprio a nessuno. Da molto tempo sono scontenti per la lenta agonia della più grande città del mediterraneo. Un sogno di capitale per una città al centro di cambiamenti epocali, in un’area crocevia storica di civiltà. Ma questo è, appunto, un sogno. Ogni giorno, da tantissimi giorni che diventano anni e poi generazioni, si combatte e si convive con le monnezze di ogni tipo, politica e sacchetti compresi. In tanti riprendono a dire “basta!”.

Intanto, in Parlamento, sventolano bandiere verdi. Tutti gli altri, invece che il tricolore, sembrano mostrare una bandiera bianca, come in una resa. E non va bene, non ci piace, perché i segni, in questi casi non sono esteriorità, “goliardate fanatiche”, sono azioni, forti e talvolta devastanti. Infatti, tutto accade proprio nell’anno del centocinquantesimo dell’unità d’Italia, a pochi giorni dalla ricorrenza del  17 marzo. Per quel giorno, gli stessi, i parlamentari della Lega padania, che poche ore fa sventolavano le bandiere verdi, hanno detto che in quel giorno non bisogna festeggiare, quanto piuttosto lavorare. Il Governo, solo con un voto a maggioranza, ha “imposto” alla Lega il decreto per  la festa, ma già alcuni consigli comunali veneti, con delibere adottate, hanno concesso ai commercianti di tenere aperti i negozi. Ma per farsi ancor meglio capire cosa pensano dell’unità della nazione, i figli di quel “popolo verde” hanno bruciato l’altra sera a Vicenza, davanti una discoteca, la sagoma di Garibaldi con appesa al collo l’esplicito cartello: “L’eroe degli immondi”.

I leghisti esultavano con le loro bandiere per l’approvazione di un altro tassello della riforma federalista dello Stato: il federalismo municipale. Vi sarà un aumento della pressione fiscale sui cittadini, in quanto i comuni avranno la facoltà (e la necessità, dopo i tagli ai trasferimenti statali) di imporre nuove tasse locali che andranno ad aggiungersi a quel 45% già in essere da parte dello Stato (che non è ancora diventato più “leggero”) sui contribuenti.

Maroni ha messo nel taschino della giacca di Berlusconi, durante l’esultanza nell’emiciclo della camera, un fazzoletto verde che il premier ha mostrato soddisfatto, soprattutto per aver saldato un debito con un suo prezioso alleato. Ma ecco che la cosiddetta “terza gamba” del governo Berlusconi, i “responsabili” e “forza sud”, l’anti lega nord di Miccichè, che sta facendo molti proseliti in Campania e in molti comuni dell’area vesuviana, hanno presentato una richiesta di “acconto” che ha infastidito la Lega, finora l’unica forza politica a garantire la sopravvivenza del governo Berlusconi. Non è fantasioso immaginare un prossimo terremoto.

I napoletani, intanto, non hanno dimenticato la battutaccia del premier che prima della partita Milan-Napoli, sparò una delle sue: “Battiamo il sud”. Quelli di Napoli non sono permalosi ma quando scoprono che non li vuoi più bene e li tradisci…son guai. Così è già accaduto prima con Bassolino ed oggi con la Iervolino. È urgente che la politica, oggi a Napoli e nel napoletano, rottami metodi e strategie devastanti e rimuova i simboli (gli uomini) che la rappresentano. Le polpette lanciate ieri dai comitati anti-discarica contro il presidente della Provincia Luigi Cesaro, e tanti altri episodi di intolleranza verso una politica che non governa il bene comune, sono segnali allarmanti di un malessere diffuso in tanti napoletani che ormai hanno abbandonato i luoghi di Napoli, perché vivono nei luoghi della disperazione, della forzata indifferenza ed ancor peggio, della devastante rassegnazione, da cui, molto spesso si esce con pericolosa aggressività.

Antonio Irlando

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