La guerra tocca Napoli

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Quello che sta accadendo dall’altra sponda del Mediterraneo ci riguarda molto da vicino. Riguarda la nostra sicurezza e la nostra economia. Intanto, come al solito, facciamo finta di non sapere che Napoli e la Campania sono nel pieno della guerra libica.

È dal capoluogo campano che vengono “coordinate” le ipocrite azioni umanitarie da far compiere agli aerei sui cieli della Libia, ed è il comando militare di Napoli che guida la missione Nato per l’embargo marittimo delle armi dirette verso la Libia. Siamo, dunque, un bersaglio possibile di eventuali azioni di ritorsione terroristica, come lasciano trapelare allarmate fonti di intelligence internazionale, dopo che Gheddafi ha definito il nostro Paese “traditore”.

Questa è la guerra vera (sì, proprio la GUERRA, parola che nessun politico, di destra e di sinistra, ipocritamente vuol pronunciare), quella umanitaria la “combatteremo” tra non molto in Italia ed in particolare in Campania. Un piano non ancora ufficiale del Ministero dell’interno, prevede che la nostra regione dovrebbe accogliere seimila rifugiati arabi, ma la Caritas e la Croce rossa fanno sapere che la disponibilità di accoglienza, in diverse strutture attrezzate, è di soli 500 posti letto.

Direte ma dov’è la novità? Napoli è la terra delle guerre: la camorra, l’immondizia, il lavoro, la cattiva amministrazione del Bene Comune. E con una politica che non governa nessuno dei quattro fronti. Ma questo è, forse, un altro tema.

Mentre tra gli egoismi politici nazionalistici, Roma litiga con Parigi e fa irritare molti alleati atlantici, sotto gli occhi di un Obama che in questa guerra non vuole che gli Usa siano in prima linea, in tanti iniziano a porsi una domanda sul senso di una guerra che, come tutte le guerre, non è mai “giusta”, anche se combattuta contro un dittatore che ammazza gran parte del suo popolo.

Ma, per dirla con una dichiarazione del nostro ministro degli esteri Frattini, lanciare bombe su un Paese ricco di petrolio è solo una “missione di tipo umanitario per far rispettare a Gheddafi un cessate il fuoco assoluto”?

Antonio Irlando

 

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