Anni dopo la promessa della Regione di finanziare il recupero del lungomare, Napoli è ancora in degrado

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Le prossime elezioni amministrative riportano in auge il bel libro di Annamaria Ortese “Il mare non bagna Napoli”. Una lettrice del nord, dopo aver letto una delle novelle che danno il nome al romanzo, scrisse ad un giornale locale: “Mi sono precipitata nella città partenopea per verificare se quelle geografie esistessero ancora. Ho cercato Vico della Cupa (oggi Palasciano), ho percorso Via Toledo, mi sono arrampicata fino alla Nunziatella. Molto è cambiato; ma tra ciò che rimane di quegli anni v’è la sensazione di una città aggrovigliata su se stessa e, appunto abbandonata dal mare; il mare è qui invisibile, la sua brezza è frenata dalla muraglia dei palazzi”.

Il libro della Ortese, pubblicato nel 1953 e ambientato nel dopoguerra, fu accolto favorevolmente dalla critica e stroncato dagli intellettuali che accusarono l’autrice di denigrare Napoli. L’autrice sosteneva, infatti, che la società civile era brava a mettere in discussione il comportamento degli amministratori ma poco incline ad esporsi in prima linea. In vista delle prossime elezioni, dopo un periodo che ha visto la nostra città agli ultimi posti delle classifiche sul benessere e vivibilità, appelli e petizioni arrivano, finalmente, anche da quella parte biasimata dall’autrice del libro insignito con il premio Viareggio.

Volendo soffermarci solo sull’assunto Il mare non bagna Napoli il quadro complessivo a distanza di anni non è cambiato, anzi è peggiorato con costruzioni abusive e degrado della zona marina. Ogni inizio stagione un pezzo di spiaggia è precluso ai bagnanti e si ripresenta la questione degli approdi sul lungomare più bello del mondo.

In una città con il più alto indice di disoccupazione, il disinquinamento del golfo e la realizzazione di ormeggi consoni all’ambiente potrebbe assicurare migliaia posti di lavoro come affermato da esperti del settore e dimostrato dalle località rivierasche che puntano le loro fortune sul mare; dalla costruzione al rimessaggio delle barche (numerosi i cantieri in Campania) e al turismo interessato alla nautica da diporto. Purtroppo i diversi punti di vista delle Soprintendenze, Capitaneria di porto, Regione e Comune ostacolano la costruzione di pontili attrezzati su Via Caracciolo, con la conseguenza che spesso spuntano al largo boe e ancoraggi abusivi che la guardia di Finanza è costretta a rimuovere.

Il porticciolo di Mergellina è un colpo d’occhio fantastico. Il molo Luise con il caratteristico faro e lo sfondo di Castel dell’Ovo e del Vesuvio è al limite della sopportabilità di yatch e velieri; l’attracco nei pressi della cappella di Sant’Antonio è un coacervo di barche, gommoni e barchette che sfidano ogni norma di sicurezza, altrettanto affollato l’approdo nei pressi degli aliscafi per le isole,

Margellina, antico nome che deriva da un uccello acquatico “mergoglino”, decantata da poeti e pittori, in quest’ultimo periodo è stata completamente dimenticata dalle autorità competenti.

Per i diportisti scesi dalle barche, per i visitatori del Nauticsud e per i turisti sbarcati dai pullman in riva al mare si presenta uno spettacolo deprimente, baracche di pescivendoli con teloni a brandelli, chioschi di antichi acquafrescai, abbandonati o trasformati in supermercati. In estate, poi il lungomare diventa un vero e proprio suk con venditori di spighe, frattaglie, cozze, cocco, torrone, cassette degli ultimi successi canori. La sosta selvaggia di auto e motorini completa la desolante immagine.

Anni fa la Regione promise un finanziamento per il recupero dell’intero lungomare. Rifacimento dei marciapiedi, ristrutturazione degli chalet con un design architettonico conforme all’ambiente, rimozione o sostituzione delle fatiscenti baracche dei pescatori sull’arenile, trasformate in estate, in bivacchi per intere famiglie.

La passeggiata panoramica con la fontana del Sebeto di Cosimo Fanzago, la chiesa di Santa Maria del Parto, l’arenile liberato da materiale di risulta e una serie di pontili ordinati e a norma di legge offrirebbero un magnifico spettacolo che nulla avrebbe da invidiare alla rinomata coté azzurra o ad altre decantate località marine.

La Ortese accusa, nel capitolo che più suscitò scalpore, Il silenzio della ragione, gli intellettuali napoletani, facendo nomi e cognomi, di avere spento ogni passione, di vivere in un gretto individualismo e in un apatico disinteresse per tutto quello che accadeva intorno a loro. Cambierà qualcosa nella prossima tornata elettorale?

Mario Carillo

 

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