Via Crucis all’interno del carcere di Poggioreale

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Venerdì Santo, 22 aprile alle ore 14.00 il carcere di Poggioreale ha aperto le sue porte a Cristo in Croce, attraverso la Via Crucis, un rito cristiano che ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo verso la crocifissione. In questo caso più che un rito un itinerario spirituale seguito da un folto gruppo di detenuti i quali hanno aderito all’evangelizzazione svolta durante quest’anno dai volontari delle carceri che non solo li assistono umanamente ma li sostengono nella fede e nell’approfondimento della parola di Dio.

Una Via Crucis che ha coinvolto detenuti e operatori della pastorale carceraria, guidati da Padre Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale, responsabile della pastorale carceraria e parroco a Ponticelli, quartiere alla periferia est di Napoli.

Raccolti tutti i partecipanti nei pochi “spazi d’aria” del carcere, circondati da affollatissimi padiglioni dove si scorgeva la voce di qualche detenuto rammaricato di non essere presente alla processione, ma che comunque ha partecipato cercando di scorgere la Croce di Cristo tra sbarre e bucato steso alla finestra della propria cella.

Ogni Stazione è stata guidata da rappresentanti dei diversi padiglioni i quali oltre alla lettura biblica hanno reso più viva la celebrazione riportando loro considerazioni, esperienze di dolore personale che hanno voluto condividere con chi vive dentro e chi vive fuori da quelle mura, con chi lavora come guardia carceraria e chi crede ancora che ogni singolo detenuto è una risorsa umana. Via Crucis dove il Cristo flagellato, tradito, condannato, deriso, spogliato delle vesti, inchiodato è divenuto attuale attraverso  storie di sofferenza, di abbandono, di rifiuto dalla società, di errori, di strade e incontri sbagliati; fino a giungere alla tappa in cui Gesù promette un posto nel suo Regno al buon ladrone il quale gli chiede perdono.

La conclusione  all’ interno della chiesa del carcere, con le parole di Don Tonino Palmese, referente di Libera Campania: “Non esistono ne vittime ne carnefici”. Parole rese vive dalla testimonianza di Bruno Vallefuoco e Lorenzo Clemente, familiari di vittime innocenti della mafia. L’ applauso sentito dei circa cento partecipanti: giovani, anziani, stranieri, vittime della povertà, dell’ignoranza, della camorra hanno permesso a quel Cristo in Croce di non morire invano, questo il messaggio che Don Franco Esposito ha voluto trasmettere attraverso questa Via Crucis, un messaggio di speranza, di perdono, di riconciliazione.

Al termine il canto dei detenuti, in dialetto napoletano, ha coinvolto tutti rafforzando le parole di chi a causa della camorra ha perso la moglie, di chi ha perso un figlio, riflettendo su quanto la passione di Cristo possa portare alla resurrezione degli uomini, ricordando a tutti noi “onesti cittadini” quanto si possa incontrare Cristo anche tra le mura di un carcere!

Paola Romano

 

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