Pompei: D’Alessio condivide il manifesto di Serrapica

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Notizia che non accenna a calare di interesse a Pompei è quella legata al manifesto apparso qualche giorno fa in città a firma del presidente del consiglio comunale cittadino, Ciro Serrapica.

Un manifesto, un documento politico, in cui il primo consigliere comunale si scaglia con lucidità e fervore contro mons. Carlo Liberati, arcivescovo di Pompei. Dalle righe stampate sotto il simbolo del Comune di Pompei si evinceva il malumore di Serrapica, che a fronte di un tentativo di dialogo tra amministrazione e Curia, per tutta risposta l’alto prelato pompeiano dava un ulteriore segnale di rottura. “Alla prima occasione – si legge nel manifesto – ha continuato ad inveire contro il primo cittadino, con parole ingiuriose e lesive della sua persona e della sua moralità nella funzione di pubblico amministratore”.

Sempre a quanto scritto, il presidente aveva prospettato a mons. Liberati, in un incontro al quale avevano partecipato anche rappresentanti del primo partito cittadino e dell’opposizione consiliare, “la possibilità di unire sinergicamente i due Enti (Comune e Chiesa), per poter attingere fondi dalla Comunità Europea, dallo Stato e dalla Regione per favorire lo sviluppo” di Pompei.  L’atteggiamento dell’arcivescovo, però, sempre stando a quanto scritto da Serrapica, non condurrebbe a nessun effetto positivo per la cittadina degli Scavi e del Santuario, ma danneggerebbe “il buon nome e la credibilità della Città di Pompei”

Il manifesto continuava con la domanda, dura e provocatoria, diretta al monsignore e relativa a quanto dallo stesso realizzato dalla sua venuta nella casa del Beato Bartolo Longo.

Di seguito alcuni punti in rosso che lo scrivente teneva a precisare: “Le ex case operaie” terminate, anche con un imprevisto e cospicuo contributo da parte del Comune, e mai destinate alle ragazze madri ed i minori in difficoltà che vi dovevano entrare; la “Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani”, che i pompeiani pagherebbero anche per i milioni di pellegrini che si recano al santuario; e per finire la questione “ICI” che la chiesa non pagherebbe sui tanti immobili di proprietà, perché mons. Liberati avrebbe chiesto di esserne esonerato.

Il documento si concludeva con una affermazione, se possibile, ancora più dura: “Non siamo più disposti a subire le Sue quotidiane vessazioni!”.

Non sono mancati tanti commenti e distingui. A dissociarsi per primi i rappresentanti del PdL locale. Approfittando per attaccare il primo cittadino, che dal canto suo spesso presta il fianco, e criticando l’uso dello stemma del Comune e hanno dichiarato che il loro partito “ricercherà sempre il dialogo con le istituzioni ed in particolare con Monsignor Liberati, tutelando le esigenze della Chiesa e dei cittadini non volendo delegare tale compito a rappresentanti istituzionali di antica ferrea tradizione comunista”. Non mancando, con quest’ultima frase, di attaccare anche il presidente Serrapica.

I giornali ne hanno parlato e hanno riportato varie letture dell’accaduto. Mons. Liberati è stato ospite sulle pagine di un quotidiano napoletano con una pseudo intervista che sembra stilata dal proprio ufficio stampa, nella quale annuncia che non risponderà e continuerà a far parlare i suoi fatti. Nessuno però ha riportato il commento di Serrapica e del sindaco D’Alessio. Lo abbiamo fatto noi.

«Il documento che ho firmato è un atto politico. Ho parlato a nome del Comune di Pompei, a nome dell’amministrazione e soprattutto dei cittadini della mia città. Ho sempre lavorato per il bene della comunità che rappresento e confermo quanto ho scritto nel manifesto. I pompeiani devono sapere che i rapporti tesi tra amministrazione e Curia non sono da imputare a chi, come noi, lavora solo per il bene della città». Così il presidente Serrapica che insieme a D’Alessio hanno poi ricordato un duro manifesto di qualche anno fa. Il documento a cui si riferivano, proprio molto critico e polemico nei confronti dell’arcivescovo Liberati, fu allora stilato dai responsabili del PdL che invece oggi sono stati i primi a dissociarsi. Il sindaco ci ha poi dichiarato che «il presidente del consiglio comunale, nella stesura  del manifesto, non ha fatto altro che riportare alla cittadinanza una sintesi del pensiero della maggioranza». Con questa frase D’Alessio, chiaramente, ha risposto a quanti paventavano dietro Serrapica l’ombra del primo cittadino, smontando le paventate manovre e confermando, alla luce del sole, la piena condivisione, sua e di tutta la maggioranza, su quanto scritto dal rappresentante del Partito Democratico. D’Alessio ha poi aggiunto che «per quanto riguarda l’uso del simbolo della Città di Pompei è più che ovvio che sia stato usato nella stampa del manifesto. Il presidente Serrapica ha parlato a nome dell’amministrazione e lo stemma di Pompei sul manifesto è prerogativa delle comunicazioni alla cittadinanza da parte di chi governa»

Massima disponibilità al dialogo è stata confermata anche dal primo cittadino che tiene a precisare di non cercare lo scontro. Ad onor del vero, proprio D’Alessio è stato in questi anni oggetto di sistematici attacchi da parte del monsignore mariano che non ha mai perso occasione per punzecchiare  l’amministrazione e, più di qualche volta, anche per affondare il ferro nei confronti del sindaco.

Gennaro Cirillo

 

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