Matrimonio, il segreto dell’eterna giovinezza: vivere insieme

Basta con la vita da single: cibi in confezione monodose, abitazioni-loculo, dove neanche la polvere trova spazio per depositarsi, discorsi tra sé e sé; in sostanza, una noia “mortale”.Per tutti gli ostinati della “singletudine”, che fino ad oggi si sono aggrappati al benessere psicologico del vivere in completa indipendenza ed autonomia, senza seccature di “invasori” di spazi, con abitudini differenti, talvolta bizzarre, non resta che la conversione, in quanto: stare insieme prolunga il benessere psico-fisico della coppia.Un recente studio dell’università di Cardiff, pubblicato sul British Medical Journal, ha rilevato che chi vive in coppia, meglio come marito e moglie, resta giovane più a lungo di chi è solo.David e John Gallacher (padre e figlio), autori della ricerca, si sono chiesti come e se il matrimonio potesse avere effetti scientificamente provati sulla salute.Oltre un milione di persone in sette paesi europei sono state coinvolte nel progetto. Il risultato è lampante: le persone sposate hanno un tasso di mortalità del 10-15 per cento più basso rispetto alla media. Per le donne, la soddisfazione di una relazione stabile ha effetti soprattutto sulla psiche, proteggendola da forme depressive, ansia e dipendenza da farmaci.Per gli uomini è principalmente il fisico a giovarne, poiché le consorti normalmente esercitano “pressioni”, affinché il partner si sottoponga con più frequenza ai controlli medici, consumi cibi sani e riduca i “vizi”.In gioco non ci sono solo elementi comportamentali, ma anche precisi fattori ormonali. Le cotte adolescenziali determinano il rilascio di dopamina negli amanti, ormone dall’effetto inebriante, che “fa volare alto” con la stessa forza con la quale dopo poco butta giù, lasciando un senso generale di depressione. Tutt’altro scenario vale per le storie basate su di un’affezione duratura; in tal caso è l’ossitocina a giocare un ruolo fondamentale nella coppia. L’ormone “dell’attaccamento”, com’è definito dagli scienziati, genera un desiderio di ricerca costante del proprio partner, stimola il senso di empatia, comprensione ed incremento dell’autostima.Se non bastasse, David e John Gallacher ci danno indicazioni precise anche sul giusto tempo per cominciare una storia. L’età consigliata per “impegnarsi” in un rapporto è 25 anni per gli uomini e 19 per le donne; poi, come essi stessi affermano, più dura il matrimonio e maggiori saranno i benefici per la salute.Lo studio, per quanto bizzarro, non è unico nel suo genere; molte ricerche, ponendo l’attenzione su sfaccettature diverse dello stesso problema, confermano i benefici di una vita di coppia stabile, avulsa dagli squilibri dei rapporti mordi e fuggi. Uno studio della Michigan State University, pubblicato sulla rivista americana Archives of General Psychiatry, ha preso in esame un gruppo di 289 gemelli maschi, diciassettenni, monitorati per le proprie abitudini sentimentali per 12 anni. I ricercatori hanno osservato che tra due gemelli, al termine del test, il fratello sposato era più gentile, socievole e sano rispetto all’altro rimasto single.La scienza rassicura e dà manforte a tutti quelli che puntano molto su storie serie e legami duraturi ancora oggi. Non bisogna dimenticare, però, che, come ogni medicina, anche il matrimonio può avere effetti collaterali e richiede, pertanto, dovute precauzioni.Una coppia, per quanto affiatata, attiva e con un trionfo di ossitocine in circolo, deve tener sempre presente che infedeltà, obesità e suocera sono sempre e comunque dietro l’angolo!

Catello Somma

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