Mesotelioma: tumori da amianto, al Pascale di Napoli una ricerca che dà speranza

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Il mesotelioma è un tumore altamente maligno, ha una prognosi di sopravvivenza media di appena 9-17 mesi dalla presentazione clinica, e chi ne è affetto è purtroppo quasi sempre condannato. Una speranza di cura arriva da un recente studio fatto dai ricercatori dell’istituto Pascale di Napoli, che lavorano presso il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano (CROM), che hanno identificato nuovi potenziali agenti anti-tumorali che potrebbero dimostrarsi efficaci nel trattamento di questa patologia.

Il mesotelioma è un male che ha origine dalle membrane sierose (mesoteli), sottili strati di cellule epiteliali, che rivestono come una pellicola le cavità all’interno del nostro corpo dove sono allocati importanti organi. Il mesotelio è indicato con diversi nomi a seconda dell’area che riveste: peritoneo per l’addome, pericardio per lo spazio attorno al cuore e pleura per il torace. Generalmente, circa 3 casi su 4, i tumori associati ai mesoteli hanno origine proprio dalla pleura e compromettono la funzionalità respiratoria.

Il principale fattore di rischio nel mesotelioma pleurico è l’esposizione all’amianto, un minerale del gruppo dei silicati molto comune in natura che ha trovato, in passato, largo impiego industriale perché ha una struttura fibrosa che lo rende facile da lavorare ed è resistente e praticamente indistruttibile alle alte temperature. La parola amianto deriva, infatti, dal greco amiànts e significa “non macchiato”, proprio perché il fuoco non lo tinge e non lo consuma, ma lo rende pulito. La manipolazione di questo minerale, messa al bando in Italia nel 1992, comporta l’emissione di una polvere costituita da sottilissime fibre d’amianto, fibre oltre mille volte più sottili di un capello, che una volta inalata raggiunge facilmente gli alveoli polmonari e la pleura, danneggiando le cellule e provocando il cancro.

Il tumore si manifesta come un cattivo funzionamento delle cellule della pleura che possono moltiplicarsi in modo incontrollato provocando una metastasi. La scoperta fatta dai ricercatori al CROM di Mercogliano sembra poter bloccare la proliferazione delle cellule tumorali. La ricerca riguarda, infatti, l’impiego di alcune molecole, del tipo pirazol 3, 4-d pirimidina, che inibiscono la sintesi di una proteina, la chinasi src, che controlla la crescita delle cellule.

Ferdinando Fontanella

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