San Gennaro non si fa attendere, Sepe: “Nessuno può cambiare la data del miracolo”

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“San Gennaro mio fa tu / ca io nun né pozzo proprio cchiù / la speranza e la mia fede / tutto sta riposto in Te / Tu ‘o vide e Tu ‘o ssaie / arrimierece chisti guaie / Pè quantu bbene Tu è purtate alla Santissima Trinità / Fancelle a grazie e nun c’è abbandonà”. La cantilena delle “parenti”, anziane beghine, definite nipoti di San Gennaro convenute nelle prime ore del mattino in Cattedrale con espressioni spesso colorite hanno invocato il Santo a compiere il miracolo e il santo anche questa volta, nonostante la diatriba fra finanziaria e fede non si è fatto attendere. Alle 9,15 minuti il prodigio della liquefazione del sangue è avvenuto ed è ritenuto di buon auspicio per la città.

Nel Duomo gremito da migliaia di fedeli, il cardinale Crescenzio Sepe mostra le ampolle e nell’omelia dice: “Nessuno può cambiare la data del miracolo. Una data che coincide con il martirio del santo e quindi non possiamo dire, lo rimandiamo a domenica prossima o quando ci fa comodo”. Il sindaco De Magistris bacia la teca e dice “San Gennaro fa parte della storia di Napoli”. Tra i primi firmatari della petizione per non modificare la data il procuratore della repubblica Lepore e il presidente della regione Caldoro. Da domani a lunedì 26 il sangue prodigioso sarà esposto alla venerazione dei fedeli. Un’implorazione per il rilascio dei marittimi della “Savina Caylyn” prigionieri da oltre sette mesi è stata recitata dai familiari degli ostaggi e dai presenti.

La prima notizia del miracolo è del 1389. In quell’occasione si svolse una grande processione perchè il sangue coagulato s’era liquefatto. Da allora ogni anno, a date fisse e talvolta in particolari circostanze, si ripete la prodigiosa liquefazione.

La reliquia normalmente è rinchiusa in una nicchia dietro l’altare maggiore della cappella del Tesoro, quando è esposta alla venerazione dei fedeli, mostra nell’ampolla grande una massa dura di un rosso cupo, che ne occupa la maggior parte. Alla sera si rinchiude il reliquiario nella nicchia e all’indomani, più spesso, il contenuto si trova nuovamente coagulato; altre volte al contrario si trova liquido. Raramente, è restato liquido per mesi e anni interi come nel 1556-57 e nel 1647-48. Il fenomeno della liquefazione non richiede speciali condizioni per prodursi, avviene con le più varie temperature: tra una grande folla o davanti a poche persone, oppure nel chiuso della nicchia.

Viaggiatori del passato hanno raccontato in libri e giornali questo eccezionale evento. L’abate de Sain-Non di passaggio per Napoli alla metà del settecento scriveva: All’apparire della piccola ampolla col sangue, le preghiere e la musica si raddoppiano per poi cedere il posto al più grande silenzio; e nel momento dell’arcivescovo prende il sangue tra le mani, tutti si mettono in ginocchio, dentro e fuori del palco. Un santo terrore s’impadronisce di tutta la folla, non si sente che sospiri e singhiozzi, la calma e l’attenzione di tutti è al massimo, nell’attesa del momento sospirato, quando si produrrà il miracolo. Generalmente è di 8-10 minuti, ma se tarda più di tanto, la gente comincia a lasciarsi prendere da una furia incontrollabile, lacerandosi, strappandosi i capelli, come presi da una disperazione terribile per poi passare di colpo agli eccessi della gioia più sfrenata appena uno degli stessi lazzaroni grida è fatto..”.

Mario Carillo

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