Pompei, convegno su “Unità d’Italia e federalismo”

A conclusione della settimana di festeggiamenti della città di Pompei, si è tenuto un convegno su “Unità d’Italia e federalismo: identità nazionale e sviluppo locale” nel teatro “Costanzo Mattiello” domenica 9 ottobre alle 17.00. La discussione  è stata preceduta dai saluti delle massime autorità cittadine in ambito civile e religioso: da un lato, il sindaco Claudio D’Alessio che ha sottolineato come tali celebrazioni siano state dedicate al tema dell’Unità, non dimenticando il federalismo quale nuova sfida soprattutto per i comuni; dall’altro, Monsignor Carlo Liberati, arcivescovo di Pompei, che ha ricordato la sua difficile opera per consentire la rinascita del Santuario e farne punto di riferimento per i fedeli nel mondo al pari di altri importanti luoghi di culto. In seguito ha preso la parola  Pasquale Sommese, assessore regionale,il quale ha evidenziato come la riforma federale richieda il rigore degli enti locali ma anche una loro maggiore partecipazione, annunciando, pertanto, l’istituzione  di un consiglio delle autonomie locali presso la regione dove i comuni potranno esprimere opinioni ed effettuare controlli. A moderare il dibattito Luca Steardo, docente dell’università La Sapienza, il quale ha illustrato la parabola discendente del concetto di unità, laddove lo stato centrale viene attualmente percepito come inadatto ad affrontare le problematiche del mondo globale facendosi strada l’ipotesi di un decentramento. A difendere fortemente l’idea di unità nazionale è stato Antonio Rastrelli, già governatore della Campania e presidente del comitato per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, per cui questa resta un valore primario e imprescindibile premessa per qualsiasi tipo di riforma. Un approccio prettamente storico è stato adottato invece  da Eugenio Capozzi, docente dell’università Suor Orsola Benincasa, che ha analizzato le varie forme dello stato italiano dall’ abbandono del federalismo di Gioberti e Cattaneo, per la costruzione di uno stato accentrato basato sul modello sabaudo, ad un regionalismo ritagliato soprattutto sulle esigenze  delle regioni del nord senza tenere conto della diversa struttura e storia del meridione. Ma l’ impostazione storica è stata condivisa dallo stesso Luigi Zanda, vice presidente dei senatori del PD, che ha rammentato la lezione unitaria di Cavour oggi più che mai utile al paese perché, a suo parere, dalla crisi l’Italia può uscire solo se unita.

Claudia Malafronte  

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