Scavi di Pompei, la Cisl Fp: “Scoperti per caso altri due crolli”

Scoperti per caso altri due crolli avvenuti nella zona nord-ovest dell’area archeologica di Pompei. Ad accorgersi di uno dei due crolli, accertati oggi, sono stati gli operai della ditta che effettua lavori di scerbatura mentre rimuovevano i rovi in Via delle Tombe, mentre l’altro su segnalazione del custode di turno è stato scoperto in Via Consolare.

Questo dimostra che a distanza di un anno dal crollo della Schola Armaturarum ci ritroviamo nella stessa situazione e nulla cambiato, non si vedono progetti concretamente operativi, mentre le assunzioni previste per il sito archeologico sono state bloccate dallo stralcio del provvedimento dal disegno di legge di stabilità, i fondi europei ancora in forse e fondi ordinari chiusi nel cassetto.

Adesso l’amministrazione non può più sfuggire al confronto con il Sindacato che continua a chiedere di contrattare un’organizzazione del lavoro efficiente ed efficace, utilizzando i circa mille dipendenti in servizio.

Nel frattempo agli Scavi di Pompei non si effettua il monitoraggio costante al fine di prevenire crolli, non si aprono case, si pagano in ritardo indennità di turnazioni e progetti, il tutto perché manca il personale, da mesi molte telecamere sono fuori uso, a custodi e operai manca il vestiario.

A Pompei il personale di vigilanza è sfiancato dal sovraccarico di lavoro, perché, quotidianamente ai custodi in servizio sono assegnate fino a tre zone di guardia, equivalenti a circa 35mila mq. da sorvegliare, pari a 31,2 volte l’impegno di lavoro del personale in servizio in altri siti della Soprintendenza di Napoli e Pompei e di 50 volte superiori ai parametri ordinari, riuscendo comunque a garantire l’apertura dell’area archeologica 365 giorni l’anno. Il tutto a parità di stipendio e compensi accessori con chi lavora molto meno e in ambienti climatizzati.

Poca attenzione si riscontra anche per il personale addetto alla manutenzione che, benché volenteroso, è poco utilizzato, male organizzato, peggio distribuito e maldestramente gestito, non riuscendo così a garantire l’ordinaria conservazione di tutti gli affreschi, mosaici, edifici e domus.

Per il personale amministrativo la Soprintendenza naviga a vista (corta), dal momento che la gestione di tipo territoriale ha causato discriminazioni e conflitti per l’attribuzione di incarichi tra dipendenti che svolgono le medesime attività presso la sede della ex Soprintendenza di Napoli e quelli della ex Soprintendenza di Pompei.

Ad oggi i problemi sollevati dal sindacato riguardano l’iniqua ripartizione del personale nei siti, associata alla disattenta gestione delle professionalità presenti, forse dovuta alla scarsa conoscenza dei profili professionali che in molti casi racchiudono diverse categorie.

Incomprensibile alle Organizzazioni Sindacali il motivo per il quale l’amministrazione non intende distribuire l’attuale personale in organico alla Soprintendenza di Napoli e Pompei secondo le esigenze dei diversi siti archeologici.

Eppure la formula è semplice: sarebbe sufficiente tener conto dell’ampiezza delle aree archeologiche, del numero di edifici presenti in ogni sito, comparato al numero di turisti che visitano ogni sito. Forse non risolveremmo tutti i problemi ma avremmo quantomeno tra il personale un’equa ripartizione e pari carico di lavoro.

Un’operazione, questa, che permetterebbe di recuperare personale sufficiente sia a garantire l’apertura di tutte le domus agibili presenti negli Scavi di Pompei, sia ad assicurare interventi puntuali di manutenzione ordinaria al sito.

Ministro e Sottosegretario si sono indignati per essere stati avvisati in ritardo del nuovo crollo avvenuto a Pompei, tra l’altro di lieve entità, anziché preoccuparsi per non aver dato seguito alle promesse fatte proprio a Pompei durante la conferenza stampa del 12 aprile u.s.

Tra l’altro, non possiamo tollerare che si giustifichi l’inefficienza di spesa e di organizzazione evocando la camorra, sì da provocare un danno d’immagine inopportuno.

Disservizi causati in particolare dalle difficoltà di gestione della mega Soprintendenza, dal punto di vista progettuale, della conservazione e dell’amministrazione della stessa, che in passato hanno dato adito al Commissariamento.

Speriamo si sia capito che l’area archeologica di Pompei deve essere ricostituita in Soprintendenza Autonoma con il coordinamento affidato ad un Soprintendente impegnato a tempo pieno

Noi, Sindacato e dipendenti, abbiamo accolto con piacere la proposta di qualche politico, tesa alla ricostituzione della Soprintendenza Autonoma di Pompei. Non faremo sconti a chi ancora prova ad attrezzarsi per mettere le mani su Pompei. Il nostro obiettivo è e rimane quello di concordare un piano di tutela per la messa  in sicurezza del sito, oltre alla valorizzazione e messa a reddito dell’intero patrimonio archeologico pompeiano.

Se si vuole dare risposte concrete al futuro della Città antica, anziché perdere tempo nel porre grandi menti a studiare, bisogna favorire subito nuove assunzioni di operai e custodi.

Il Segretario

Antonio Pepe

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