Sant’Anastasia, zona rossa: ecco le idee del sindaco Esposito

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Continua il braccio di ferro tra il Sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito e gli esponenti di Provincia e Regione Campania sulla questione “zona rossa”, problematica che da mesi rimane cristallizzata e ferma sul tavolo dei lavori e che fa trasparire tutto l’immobilismo degli organi sovra comunali che si dimostrano, a questo punto, disinteressati alla risoluzione di una criticità di un territorio vasto e delicato lasciando, di conseguenza, senza risposta i tanti abitanti di quella parte dell’area vesuviana. Il succo della questione, delineatosi per l’ennesima volta nel consesso civico congiunto del primo dicembre, è sin troppo chiaro: “la Regione Campaniadeve un ristoro economico per aver bloccato i territori vesuviani in zona rossa, occorrono azioni sinergiche tra gli Enti preposti per applicare fino in fondo la legge regionale 21, si deve adottare il Piano Strategico Operativo (PSO), e ancora permettere ai comuni di attuare un Piano Urbano Comunale (PUC) aderente alle esigenze di sviluppo e riqualificazione” commentano in sintesi il Sindaco di Somma Vesuviana Allocca e il primo cittadino anastasiano che rincara la dose nella conferenza stampa convocata venerdì scorso per mettere a conoscenza agli organi di stampa locali sulla realtà dei fatti che ha condotto a quest’immobilismo:   “Va denunciata – secondo Esposito – l’assenza della Provincia e della Regione su questo argomento dato atto che, dopo le mie continue denunce sulla situazione di blocco totale dei nostri territori stretti da vincoli di tutti i tipi, qualcosa si è mosso anche a livello Regionale. Se addirittura il Vescovo di Nola interviene a difesa delle abitazioni abusive costruite per necessità e invoca il blocco delle ruspe, vuol dire veramente che la politica dal 2003 ad oggi non ha svolto il proprio compito, c’è una irresponsabilità totale della politica e dobbiamo dirlo se vogliamo essere buoni amministratori. Noi dobbiamo e vogliamo adottare il PUC e vogliamo servirci delle norme vigenti per farlo con un organismo previsto dalla norma, com’è quello della co-pianificazione, cioè farlo insieme agli Enti sovracomunali. Vogliamo applicare la legge 21 fino in fondo. Finora, invece, hanno messo i nostri territori in una condizione di attesa che è un’agonia! Ai nostri territori va riconosciuto che viviamo una situazione di svantaggio, per i vincoli che bloccano tutto. Allora ci diano i soldi per costruire vere vie di fuga e per tutto quanto è previsto dalla stessa legge21 afavore della riqualificazione del territorio. Lo dico con forza e determinazione: non voglio costruire case per abitazioni, assolutamente no! Intendo, fin da quando sono stato eletto, perseguire due obiettivi: ottenere tutti i benefici previsti dalla legge regionale21 afavore del riassetto del territorio, a favore delle attività produttive, a favore del turismo, a favore della vivibilità e della crescita del paese. L’altro fronte è insistere perché sia cambiata la legge 21, che individua la zona rossa nei confini geografici e non nei confini scientifici rapportati al rischio Vesuvio. E’ questo il punto. E da questo nasce l’altro mio ragionamento: se il nostro è un territorio a rischio, allora perché non permettere l’abbattimento di case che certamente crollerebbero e farle ricostruire in modo antisismico per mettere in sicurezza i cittadini che vogliono vivere qui? Noi poniamo la questione basandoci su dati scientifici e su una indubbia certezza: il nostro dato demografico è stabile da anni. Siamo circa trentamila abitanti e, per qualsiasi motivazione si voglia trovare sia essa antropologica che storico-culturale, le popolazioni vesuviani hanno dimostrato che vogliono vivere qua. E allora dateci i soldi e gli strumenti previsti per fare le vie di fuga e migliorare tutto il territorio”.

Vincenzo Rea

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