Il No alla discarica e alla distruzione degli scavi “premiato” da Time

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Non è esagerato sostenere che anche le “Mamme vulcaniche” e tutti i manifestanti dell’area vesuviana che si oppongono alla discarica di Terzigno e lottano per il riconoscimento della dignità dei loro territori, cosi come coloro che in ogni parte del mondo protestano per la quotidiana distruzione degli scavi di Pompei, per incuria, abbandono ed interventi contrari alla conservazione dell’area archeologica, possono essere accomunati nel premio “persona dell’anno” della prestigiosa rivista americana Time.
Infatti, quest’anno l’ambìto riconoscimento l’ha vinto un “movimento” quello dei “contestatori” (the protester) – che per cause locali, nazionaliste o internazionali, manifestano il loro profondo dissenso in diverse parti del mondo. Il direttore del Time, Richard Stengel, ha spiegato che il premio è andato a tutti gli “uomini che hanno cambiato la storia e che la cambieranno anche in futuro”. Il riferimento significativo che ha determinato la scelta della giuria è a coloro che protestano, partendo dalla Tunisia e dalla Primavera araba, fino ad arrivare ai movimenti occidentali di “Occupy Wall Street” degli “Indignados” in Spagna e alle manifestazioni scoppiate in Russia all’indomani delle elezioni. Il 2011 è stato diverso dal 1989 e dal 1968, in quanto i movimenti dell’anno che sta per finire sono stati “più straordinari, più globali e più drastici”. Nel ripercorrere la cronologia dei grandi movimenti, si arriva fino al 1848, quando una protesta di tre giorni per le strade di Parigi trasformò una monarchia in una repubblica, provocando un effetto domino di proteste a Berlino, Monaco, Vienna, Milano, Venezia e altre città europee. Non è da escludere che la storia potrebbe ripetersi, anche molto presto.
Le proteste del 2011, nonostante le ovvie differenze, hanno punti di convergenza nel fatto che “sono quasi tutte nate spontaneamente” e si caratterizzano per essere “sproporzionalmente giovani, borghesi ed istruite”. “In tutto il mondo spiega il magazine americano – le proteste del 2011 hanno condiviso la consapevolezza della corruzione e della disfunzione del sistema politico ed economico, con finte democrazie che giocano a favore dei ricchi e dei potenti, per impedire ogni cambiamento significativo”.
Una chiave di lettura suggestiva nell’ampia inchiesta dei giornalisti americani, riguarda il fatto che “due decenni dopo il crollo finale del comunismo, loro (i contestatori, ndr) pensano di stare vivendo il fallimento dell’ostinato e gigantesco ipercapitalismo e chiedono una terza via, un nuovo contratto sociale”. Ad aiutare questa rivoluzione globale nata tra la gente ha contribuito Internet, attraverso i social network che hanno dato la possibilità di mantenere in vita i movimenti e di tenerli connessi attraverso l’instantanea condivisione delle idee.
“La protesta scrive il Time – è il codice sorgente per la democrazia, e la prova della sua mancanza”. Per questo sono stati premiati i contestatori che manifestando nelle piazze in tutto il mondo e in particolare nel Medio Oriente ”hanno rovesciato governi, hanno portato la democrazia e la dignita’ alle persone che non ne avevano mai goduto prima”.
Al Sud d’Italia – da sempre ritenuto il punto fragile della nazione, oggi più che mai esplosivo e senza adeguati e credibili governi locali ed un riconosciuto governo centrale – la minaccia di forti proteste, questa volta organiche e trasversali, per il quasi tutto che non funziona come dovrebbe nella vita pubblica delle comunità, è una emergenza reale. Ora che il Time ne ha consacrato il valore e l’utilità per annientare privilegi, abbattere governi che non governano e mafie che soffocano il futuro, potrebbe iniziare un periodo da ricordare nella storia del meridione.

Antonio Irlando

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