Castellammare, Fincantieri: corteo di protesta delle tute blu Fiom

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Questa mattina, come annunciato, gli operai dello stabilimento Fincantieri che fanno riferimento alla sigla sindacale della Fiom-Cgil hanno sfilato in corteo per le strade di Castellammare. Il corteo di circa 50 tute blu è partito dall’ingresso del cantiere di via Duilio alle ore 9 per poi arrivare alle porte di Palazzo Farnese. Anche gli operai stabiesi hanno recepito la linea del sindacato Fiom a livello nazionale, lo scorso 21 dicembre la loro firma non fu apposta all’accordo (sottoscritto invece da Fim, Uilm, Failms e Ugl) preso al ministero del Lavoro con l’azienda che ha decretato la cassa integrazione straordinaria per i prossimi 24 mesi. Scioperano perché secondo loro nell’accordo firmato lo scorso dicembre dalle altre sigle sindacali compaiono parole come riconversione e razionalizzazione delle aree, novazione del lavoro. Parole che non piacciono alla Fiom, parole che sarebbero il preludio alla divisione del cantiere. “Siamo scesi in piazza per dire no all’accordo dello scorso 21 dicembre – ha detto il coordinatore della Fiom-Cgil Francesco D’Auria – Quell’accordo porterà alla chiusura  del cantiere entro 4 anni. Si parla di razionalizzazione e riconversione delle aree. Per quanto riguarda il rapporto degli operai si prevede la novazione del lavoro e a tutto questo la Fiom dice no. Chiediamo lavoro e non solo la cassa integrazione”. Il prossimo 16 gennaio si terrà una riunione del coordinamento nazionale della Fiom in cui si decideranno altre mobilitazioni. Spaccatura tra le sigle sindacali che difficilmente rientrerà, infatti anche dopo l’incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, la Fiom è rimasta scettica nonostante l’impegno del Governo a supportare il settore della cantieristica nazionale.  Ministro Passera che ancora non ha risposto alla chiamata di Bobbio, Cesaro e Caldoro per l’accelerazione dell’iter che, dopo la firma del protocollo d’intesa, dovrebbe portare alla sottoscrizione dell’accordo di programma

Raffaele Cava

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