Palermo, 16 settembre 1970

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Eravamo rimasti con uno spiraglio per il centro del cerchio De Mauro; probabile, però, non certo perché, in questa storia, certezze quasi non ce ne sono e proprio quest’assenza rende ancora più oscure ed inquietanti le domande che potrebbero, se non arrivarne al centro, almeno offrire una degna quadratura di quel cerchio.
Perché è stato sequestrato Mauro De Mauro? Che cosa doveva scrivere di tanto importante da farlo sparire per sempre? È palese, ormai, che il giornalista sia scomparso perché ha scoperto qualcosa che non doveva scoprire; va bene, ma cosa? Le principali ipotesi d’ investigazione sono state sostanzialmente tre.
La prima. Secondo i Carabinieri, e specialmente il generale Dalla Chiesa, De Mauro è scomparso perché ha scoperto un traffico internazionale di droga e per questo sia stato ucciso dalla mafia. Può essere, come sosterrà poi un collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo, “Asparino” per Totò Riina ed amici.
La seconda. Per la Polizia, invece, si deve lavorare sulla pista Mattei. C’è un regista, Francesco Rosi, autore di pellicole tra le più impegnate e riflessive dell’epoca, che vuole girare un film sulla morte di Enrico Mattei e contatta De Mauro per raccogliere delle informazioni sugli ultimi giorni trascorsi in Sicilia da Mattei, perito in un incidente aereo in circostanze strane subito dopo quei giorni.
Non dimentichiamoci che siamo alla fine degli anni ’60 ed, allora, la versione ufficiale parlava di incidente ma che quasi nessuno ci credeva. De Mauro va a Gagliano, nell’entroterra siciliano, in cui era stato Mattei prima di andare a Fontanarossa a prendere l’ultimo aereo della sua vita e trova un sacco di cose interessanti (nastri, testimonianze e confidenze) e, probabilmente, tocca un filo scoperto che non doveva toccare.
Che magari abbia scoperto che l’aereo sia stato sabotato e che Mattei si sia schiantato al suolo proprio per quel sabotaggio.
Anche qui può essere; però, don Masino, tempo dopo, sebbene associ comunque, come parere personale, la scomparsa di De Mauro con la morte di Mattei, dice di non saperne nulla e ritiene che la mafia non c’entri proprio per niente.
Terza ipotesi. È il golpe Borghese e risale fino al 1969.
De Mauro ha fatto parte della X Mas del comandante, ne ha una stima impressionante tanto da chiamare le sue figlie Franca Valeria e Junia e, soprattutto, Borghese in persona scende in Sicilia per trovare finanziatori ed adepti per il colpo di Stato che scatterà nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 ma che sarà stranamente bloccato da un misterioso contrordine.
Difficile pensare che De Mauro si sia lasciato sfuggire l’occasione di rivedere il suo comandante; la sua natura di giornalista lo porta, anzitempo, alla scoperta del progetto eversivo e, necessariamente, alla sua condanna a morte.
È un giornalista conosciuto, ha un nome rispettato, va bene; ma rimane pur sempre un giornalista che notizie del genere potrà sempre e comunque pubblicarle. Ipotesi, comunque. Di certo sappiamo solo che è stato visto per l’ultima volta da sua figlia Franca sottocasa sua in Viale delle Magnolie 58, a Palermo, il 16 settembre 1970, verso le novedi sera.
Francesco Rosario Lepre 

 

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