L’ultima occasione. Monti a Napoli: “Il modello Pompei per il rilancio del Sud”

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C’erano tutti al capezzale di Pompei, mancava, per dirla con sommo rispetto, solo il Papa! C’era il governo italiano con il premier “salva Italia”, Mario Monti. Il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha più volte espressa la pressante preoccupazione per le sorti di Pompei e quindi “c’era”, eccome!
C’erano ben quattro ministri: Beni Culturali, Istruzione, Interno, Coesione territoriale.
Quanta grazia! Hanno raccontato cosa inizieranno a fare per l’area archeologica più famosa e più degradata del globo. Lo faranno con 105 milioni di euro (iva, oneri e spese varie comprese) che l’Unione Europea ha reso disponibili per gli scavi di Pompei. Inizialmente era prevista la presenza di 3 ministri, poi si è saputo che veniva un quarto (Istruzione) e, negli ultimi giorni, finanche il Premier per proporre “il modello Pompei esteso al Sud”. Scopo iniziale del summit alla Prefettura di Napoli e non agli scavi, era quello di spiegare il protocollo di legalità che verrà seguito per arginare “gli appetiti della camorra”.

Una prima domanda senza convincenti risposte: ma non esistono già le leggi antimafia ordinarie e quelle sulla trasparenza degli appalti pubblici? Altro motivo del summit governativo: insediare un “superprefetto” (ancora una volta?) da affiancare alla soprintendenza nella gestione degli appalti milionari e nel contrasto alla criminalità. Il super (perché non si ricorre quasi mai ad un organismo ordinario per fare cose che sono ordinarie?) è stato poi precisato, presiederà un comitato di cui fanno parte diversi prefetti ed esperti (in tutto saranno 5!) in procedure d’appalto. Una seconda domanda: ma la soprintendenza non ha in organico funzionari amministrativi che negli ultimi anni hanno appaltato ben oltre i 105 milioni attuali? È forse accaduto qualcosa o si hanno segnali inquietanti di attività non svolte nella maniera corretta?
Domande, in fondo, da accantonare, ma non archiviare, in questo giorno di festa per Pompei e per il sud. Il Governo, il suo premier, i ministri presenti hanno un grande merito: aver creduto in quanto aveva concepito il precedente governo in sintonia con il governatore Regionale Caldoro e con la UE. Si è confezionato il faldone, hanno “messo la propria faccia” impressa sul plico e la pratica è andata a buon fine a Bruxelles. Di questi tempi, con i fondi pubblici da centellinare e con l’obbligo di non sprecare nulla e, soprattutto, di “non far arrivare nessun euro nelle tasche della camorra”, come hanno spiegato in coro i ministri, è un risultato straordinario. Non va persa la consapevolezza che questa è l’ ultima occasione per dire basta all’ angosciante distruzione dell’area archeologica ed avviare una nuova forma di gestione “normale” ed “ordinaria”, ma per fare questo va migliorato il progetto avviato, introducendo virtuose attività di manutenzione ordinaria, rispetto ad interventi straordinari, spesso molto costosi e soprattutto dannosi per garantire una continuità del bene nel tempo. L’ultima occasione per Pompei è anche l’ultima occasione per l’Italia per dimostrare che il Paese con il Patrimonio Culturale, rispettato e conservato, diventa un Paese moderno che alimenta lo sviluppo con la crescita culturale.

Antonio Irlando

 

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