Sos per il centro di accoglienza immigrati “Asharam”

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Sos per il centro di accoglienza immigrati Asharam Santa Caterina, nato in un bene confiscato alla camorra. I volontari dell’associazione, nel corso di un incontro svoltosi al palazzetto del Mare, hanno rivolto un accorato appello alla città e a don Tonino Palmese, referente regionale di Libera Campania, affinchè l’associazione continui a vivere. L’incontro aveva come tema principale il riutilizzo delle opere confiscate alla camorra. Il centro del rione Santa Caterina da alcuni giorni rimane chiuso. Non ci sono fondi e il futuro appare sempre più cupo. “In questi anni crediamo di aver lavorato bene – ha affermato Jacopo Petruccioni, volontario dell’Asharam – e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo dato assistenza a 2300 immigrati, siamo riusciti a tenere dei corsi di lingua italiana rilasciando 400 certificati e, addirittura, abbiamo permesso a 750 bulgari di votare a Castellammare quando nel loro Paese c’erano le elezioni per il rinnovo del parlamento di Sofia. Questo, insomma, è il nostro biglietto da visita – ha concluso – e credo che non meritiamo di chiudere e di lasciare questo bene confiscato alla camorra”. All’incontro erano presenti, tra gli altri, anche il procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino e Lucia Rea, presidente del consorzio Sole. Non si è fatto attendere l’intervento di don Tonino Palmese. “Un bene confiscato alla camorra è la rivincita delle persone oneste – ha affermato -. Con queste azioni i simboli del potere camorristico si trasformano in poteri dei simboli sociali e per questo è importante mantenere in vita questi centri”. Al termine della giornata i volontari dell’Asharam hanno ripercorso la storia del centro di accoglienza, aperto nel 2007 in uno dei quartieri più “a rischio camorra” della città stabiese. Un rione dove fino a qualche anno fa regnava sovrana la legge di Raffaele Di Somma, alias o’ninnillo, e che oggi è stato in parte “purificato” grazie all’attività delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali. “L’Asharam – hanno affermato i volontari – è più di una casa, un villaggio, una nazione. L’Asharam è il luogo dove genti di diverso credo religioso, razza, sesso, opinioni politiche o appartenenza ad un determinato gruppo etnico, sociale o culturale si impegnano per contrastare ogni forma di razzismo e a favorire la costruzione di una società multiculturale non violenta, basata sul riconoscimento e sulla valorizzazione delle differenze esistenti tra le persone e tra i popoli”. La struttura dispone ora di 10 posti letto, 5 postazioni internet e, anche se il centro non è ancora completamente in funzione, è attualmente già riferimento e punto di aggregazione per molti migranti.

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