Scavi di Pompei: amianto, crolli, il restauro-stupro del Teatro Grande. Arriveremo all’era dell”Archelogia pulita’?

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“La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei comunica che la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, dovendo procedere ad accertamenti tecnici nell’ ambito delle indagini legate all’ ipotizzata presenza di amianto nell’area archeologica di Pompei, ha notificato come da prassi una informazione di garanzia al Soprintendente pro-tempore dott.ssa Teresa E. Cinquantaquattro”.
Sarà anche una “prassi”, come spiega il comunicato stampa della Soprintendenza, ma l’ informazione di garanzia alla soprintendente che dovrà occuparsi della gestione dei 105 milioni di euro di fondi europei, non è una bella notizia e nemmeno una buona situazione, almeno d’immagine, alla vigilia dell’avvio del piano di restauro dell’area archeologica.
Si sarebbero accertate sinora alcune morti collegate alla presenza dell’amianto nei luoghi di lavoro degli scavi. Si ipotizza addirittura l’esistenza di una discarica abusiva della pericolosa sostanza in un’area che i carabinieri hanno già posto sotto sequestro, dopo la segnalazione dell’operaio, colpito da tumore, che era “comandato allo sversamento e al seppellimento delle scorie tossiche”. La Procura di Torre Annunziata sembra, con questa iniziativa, aver iniziato un cammino, da tempo atteso, di accelerazione delle molte indagini avviate da tempo negli scavi di Pompei.
La comunità internazionale attende di conoscere l’esito delle indagini sulle responsabilità nei crolli dei monumenti pompeiani nonostante le decine di milioni di euro spese per la cosidetta “messa in sicurezza”. Altro capitolo giudiziario, ancora senza approdi sulle responsabilità, riguarda il restauro-stupro del teatro romano, trasformato – secondo molti studiosi e media internazionali – in un “teatro da villaggio turistico”, per la incomprensibile somma di oltre sei milioni di euro. Infine, la grande inchiesta sugli appalti che è forse la ragione che ha portato il Governo a dichiarare che dai fondi europei nessun euro finirà alla camorra. Siamo forse entrati finalmente nell’era di “Archeologia pulita”?
Antonio Irlando

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