Napoli, inchiesta appalti Asia-Enerambiente: 16 arresti

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In piena emergenza rifiuti, nell’autunno 2010, a Napoli si è tentato di mettere all’angolo l’amministrazione comunale con il ricatto di lasciare affogare la città nell’immondizia. Si cavalcò la tigre della protesta dei lavoratori del settore e si strumentalizzò la situazione emergenziale per costringere il Comune a cedere a pretese economiche senza fondamento.

E’ quanto emerso nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura partenopea, che martedì mattina hanno portato all’esecuzione, in Campania, Veneto e Puglia, di 16 ordinanze di custodia cautelare, di cui9 incarcere e 7 agli arresti domiciliari nei confronti di quanti sembrerebbero implicati nel grave ricatto. Imprenditori, professionisti, funzionari di un istituto bancario veneto, un dirigente sindacale ed ex dipendenti della società Enerambiente Spa, azienda che dal 2005 al2010 hagestito il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani in gran parte della città di Napoli. Ulteriori prove documentali sono state acquisite da Polizia e Guardia di Finanza che hanno eseguito una serie di perquisizioni.

L’inchiesta ha esplorato la complessa rete di rapporti intercorsi tra la società in house del comune di Napoli, Asia Spa,la Enerambiente Spa, che aveva in appalto la raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani e le società cooperative cuila Enerambienteha affidato lo svolgimento di una parte del servizio. Subappalti già emersi come irregolari, ma sui quali sono in corso approfondimenti investigativi. Enerambiente è stata dichiarata fallita dal tribunale di Napoli il 22 febbraio di quest’anno, ma per i finanzieri si tratta di una bancarotta fraudolenta con un passivo in via di definizione ma intorno ai 55 milioni di euro distratti.

Enerambiente era stata chiamata da Asia, la municipalizzata del servizio di raccolta rifiuti del Comune di Napoli, che le aveva assicurato la temporanea prosecuzione del servizio in regime di proroga dell’appalto, ormai scaduto e in attesa dell’avvio dei cantieri secondo la nuova procedura. A questo punto Enerambiente, società veneziana del patron Stefano Gavioli, coadiuvato dai suoi collaboratori, avrebbe sfruttato la situazione di grave emergenza per costringere Asia ad accettare di concludere una complessa trattativa utilizzando una vera e propria minaccia di paralisi della raccolta dei rifiuti arrivando a incentivare le proteste degli addetti alla raccolta.

“In quei giorni si captarono conversazioni raggelanti – scrive in una nota il procuratore aggiunto di Napoli, Giovanni Melillo – come quella nella quale Gavioli impartì l’ordine di non impegnare altri lavoratori né imporre straordinari per affrontare la situazione emergenziale perché tanto, a suo dire, proprio a causa dell’emergenza, nessuno se ne sarebbe accordo, ricevendo pronta assicurazione di già avvenuta attuazione di tali scelte, realizzate nell’ambito di una strategia fondata anche sulla strumentale volontà di acuire le tensioni e la conflittualità sindacale come arma di pressione su Asia e sul Comune”.

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