“3P”, una particella contro le mafie

Lo sanno coloro a cui compete fare qualcosa che alcune generazioni di giovani italiani saranno cacciate ai margini del mondo del lavoro? L’Istat, con l’aridità e la chiarezza dei numeri, ha detto che i senza lavoro, nella fascia 15-24 anni, salgono al 36,2%. E sanno anche che nel mondo gli “schiavi del terzo millennio” sono 12,3 milioni, secondo l’organizzazione internazionale del lavoro dell’Onu, mentre sarebbero il doppio secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato americano?

Non sembrerebbe proprio. Almeno a giudicare da cosa non si fa sulle grandi scelte strategiche, proprio qui, intorno al vulcano sociale, nel territorio ai piedi del Vesuvio, Ancora troppe dichiarazioni farcite da rimbalzi di responsabilità. Lo confermerebbe anche tutto quanto di vecchio e non risolutivo, ancora in questi giorni, si ascolta sul futuro del lavoro e dei lavoratori di Fincantieri stabiese.

Tutto ciò alimenta la sfiducia e accresce la rassegnazione. Ma lo sanno (sempre quelli di prima)di cosa si alimentano e su cosa prosperano le mafie, di cui è partner la “nostra” camorra? Proprio di sfiducia, di rassegnazione, di mancanza di certezze legali, di azioni “normali”. Normale, appunto, dovrebbe essere  lavorare in imprese dove il frutto del lavoro crea benessere diffuso e accresce il patrimonio dei beni comuni.

Teorie, sogni, favole? No, buone pratiche per il futuro della vita di tutti. E chi lo dice? La “mafia”, la “ ‘ndrangheta” e la “camorra”. Come? Con gli omicidi di chi testimonia, pratica, racconta la speranza possibile. Con gli avvertimenti a chi inverte le rotte dell’illegalità, come è stato fatto con gli incendi dei campi di grano di Pignataro, nel casertano, confiscati alla camorra ed affidate a chi produce beni puliti e risorse per il territorio.

Mentre dirompe la notizia del ritrovamento della “Particella di Dio” che può svelare l’origine dell’universo, sarebbe bello leggerne un’altra. Questa: “3P, una particella contro le mafie”.

E cos’è?  Leggiamo un “pensiero” che l’accompagna.

“Quella mafiosa non è solo una società (clan, cosca, famiglia). E’, a suo modo, una cultura, un’etica, cioè un modo di pensare, un criterio di giudizio, una regola di comportamento, un modo di stringere e rispettare dei legami all’interno del gruppo, un linguaggio, un costume. Malgrado tutte le sue mimetizzazioni, si tratta di una cultura e di una mentalità antievangelica e anticristiana, addirittura, per tanti aspetti, satanica: essa falsa termini che indicano valori positivi e cristiani, come “famiglia”, “amicizia”, “solidarietà”, “onore”, “dignità”; li distorce e li carica di significati diametralmente opposti a quelli cristiani, come aggregazione allo scopo di dominare con la prepotenza, complicità nel male, affermazione di sé, dipendenza, asservimento e disprezzo dell’altro, prestigio basato sul potere e la ricchezza ricercata con tutti i mezzi, diritto-dovere di farsi giustizia da sé e di vendicare l’offesa, di sopprimere l’avversario o il testimone”.

Prima non ho spiegato che “3P” è l’affettuoso nomignolo con cui i parrocchiani del quartiere Brancaccio di Palermo, chiamavano Padre Pino Puglisi, giustiziato dalla mafia il 15 settembre del 1993. Un “martire” contemporaneo riconosciuto dalla Chiesa. Una particella per la creazione dell’universo dei beni comuni.

Antonio Irlando