Napoli “a luci rosse”: aspro botta e risposta tra il cardinale Sepe ed il sindaco de Magistris

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Il miracolo della liquefazione del sangue di Santa Patrizia si è verificato intorno alle 7 del mattino in concomitanza con la celebrazione della prima messa giornaliera. Sangue, dunque, già sciolto quando centinaia di fedeli hanno affollato la chiesa situata a San Gregorio Armeno per assistere alla celebrazione officiata dal cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. L’arcivescovo durante l’omelia ha ricordato la vita della Santa discendente dell’imperatore Costantino che, dopo la morte del padre, rinunciò a ogni rivendicazione imperiale e distribuì ai poveri i suoi beni. “La vita di Santa Patrizia – ha detto Sepe – la sua resistenza a un matrimonio imposto da un parente, la difesa della sua verginità e la devozione alla Santa da parte di giovani fanciulle non sposate, ci danno la cifra – ha aggiunto il cardinale – dei valori veri a fronte di certi disvalori che oggi, a cuor leggero e in nome di un laicismo che si vuol far passare per progresso culturale e sociale, si cercano di propinare all’opinione pubblica”.

“Mi domando – ha aggiunto l’alto prelato – è questo il principale e ultimo problema da risolvere a Napoli? O forse si vuole offrire un diversivo e una distrazione alle migliaia di giovani che non vedono alcuno spazio e che sono costretti a considerare il lavoro un miraggio?”

Parte così nella mattinata di ieri il botta e risposta a distanza tra l’arcivescovo di Napoli, cardinale Sepe ed il sindaco, Luigi de Magistris, sull’ipotesi lanciata nei giorni scorsi dal primo cittadino di realizzare in città zone “a luci rosse”. Un’idea che il cardinale oggi ha “bollato” come “un tema ad effetto lanciato per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni in assenza di idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale”.

Il tutto, a detta del Cardinale, scaturirebbe dal fatto che “non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale, si ricorre a temi a effetto come è avvenuto con l’ipotesi di realizzare case a luci rosse e un parco dell’amore”. A questo proposito il cardinale ha ricordato il lavoro svolto da don Benzi e da tanti altri sacerdoti o religiosi che – ha proseguito – “anche qui a Napoli dedicano il loro impegno a questo mondo e lo fanno nel silenzio e senza il clamore delle tv”. No alle case a luci rosse e un deciso sì a “case per il recupero sociale” che, ha detto il cardinale, “non sono prerogativa soltanto delle strutture ecclesiali, religiose o cattoliche, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale”. No a “ghetti dove si commercializzano anime e carne” e sì a “luoghi di accoglienza” perchè, ha concluso Sepe, “le luci rosse sono fatte per abbagliare e ingannare senza risolvere i problemi della nostra gente”.

Parole dure alle quali il sindaco ha risposto con altrettanta fermezza, parlando di “invettiva e affondo politico basato su evidenti distorsioni della realtà.  Un attacco politico verso l’Amministrazione”. Secondo de Magistris, invece, c’è bisogno di “unita’ e di amore, non di lacerazioni fondate sull’appartenenza”.

Il primo cittadino di Partenope ha poi aggiunto: “Dal cardinale mi aspettavo un contributo anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale e invece ho ricevuto un’invettiva”. Se da un lato l’arcivescovo di Napoli ha invitato l’Amministrazione ed il sindaco a “tenere gli occhi bene aperti rispetto a una realtà complessa e difficile che merita un’altra attenzione”, piuttosto che pensare a “frivolezze”, dall’altro, il sindaco ha rivendicato la laicità dell’azione dell’Amministrazione comunale affermando “di rispettare tutti, ma di non accettare diktat da alcun potere” ritenendo suo unico “giudice i cittadini”. Il sindaco, tuttavia, precisa che da parte sua non c’e’ alcuna chiusura rispetto ai cattolici. “Il popolo cattolico – ha detto de Magistris – è stato e sarà sempre un mio interlocutore, come lo sono tutti i cittadini, che sanno riconoscere che il “prendersi cura” è un dovere di un’amministrazione e significa anche e soprattutto occuparsi dei più deboli e discriminati a partire dalle loro condizioni materiali ma anche dalle discriminazioni nei diritti”.

“Qui non si tratta di chiudere gli occhi di fronte a una realtà non gradevole. Si tratta, piuttosto, di tenere gli occhi ben aperti – ha detto dall’altare della chiesa di San Gregorio Armeno Sepe. Nessuno pretende soluzioni miracolose di problemi antichi e recenti, aggravati ora da una crisi economica senza precedenti, ma neppure si può pensare che, non potendo fare miracoli, ci si può lasciare andare alle frivolezze”. Il presule ha poi ulteriormente attaccato dicendo: “Sembra che si voglia offrire alla immaginazione altrui una Napoli surreale, virtuale, nella quale, soddisfatta ogni preoccupazione, si possono affrontare questioni come il registro delle coppie di fatto, come il testamento biologico e, ora, come la prostituzione”. Argomenti per i quali, ha ricordato Sepe, mancano leggi nazionali. “Addirittura, per le “case a luci rosse”, esiste una legge del 1958 che vieta la regolamentazione della prostituzione e che, pertanto, non va ignorata, anzi dovrebbe essere rispettata”.

Accuse che il sindaco rispedisce al mittente snocciolando l’operato realizzato dall’amministrazione “arancione” in questo primo anno di consiliatura. Azioni che, sottolinea de Magistris, si muovono nella direzione di dare sostegno ai più deboli, di ripulire l’immagine della città agli occhi di quanti vivono lontano, di restituire dignità e parità a tutti i cittadini. Dal cardinale è secco il “no” alla proposta del sindaco perchè istituirebbe “ghetti dove si commercializzano carne e anime”; sì, invece, alla realizzazione di case di recupero che – ha sottolineato l’arcivescovo – “non sono prerogativa soltanto della Chiesa, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale”.

Una responsabilità di cui il sindaco si dice consapevole e per cui l’Amministrazione sta portando avanti “una visione strategica della nostra città” . E’ questa la direzione che ispira l’azione dell’amministrazione: “una visione in cui – ha affermato de Magistris nella sua replica al cardinale Sepe – …c’è più lavoro, più diritti civili, più sicurezza, più libertà e meno disuguaglianza di quella che abbiamo trovato ed ereditato”. Un passato in cui sottolinea il sindaco “il cardinale c’era e certamente vedeva”.

“Ho inteso aprire un dibattito – spiega de Magistris – su come affrontare il tema della prostituzione, con l’esperienza di magistrato e, oggi, il ruolo di amministratore. Ed ho avanzato una idea, realizzata anche in altre città d’Europa, una semplice idea. Senza far finta di non vedere il problema o nasconderlo, come troppo spesso si e’ fatto nel campo sessuale”.

Un’idea che, sottolinea il sindaco di Napoli, “non consiste nel riaprire le case chiuse, ma nell’adibire uno spazio cittadino, lontano da abitazioni e uffici, a chi ha scelto di prostituirsi, per evitarne lo sfruttamento criminale, garantendo sicurezza e controllo sanitario nei confronti di quante e quanti decidono di prostituirsi, con l’obiettivo finale della riduzione al minimo se non l’eliminazione auspicabile del mercimonio del corpo”. Successivamente de Magistris, rivolgendosi direttamente al cardinale Sepe, dichiara: “Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma; sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi, luoghi di culto per tutte le religioni, case da assegnare ai più deboli, luoghi per l’inclusione e la solidarietà”. Non si tratta quindi di una decisione calata dall’altro, precisa de Magistris, “ma una semplice proposta di chi vede, nel silenzio generale, aumentare nel Paese la prostituzione soprattutto minorile, volta anche a scardinare il muro di ipocrisia costruito intorno ad un fenomeno ‘scomodo’ da affrontare, di cui oggi, infatti e finalmente, parla anche il cardinale Sepe”.

 

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