Sant’Antonio Abate, Donadio (IdV): “donne e religioni, tabù per amministrazione Varone”

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“Sono indignata per quanto verificatosi nel corso dell’ultima seduta consiliare” spiega Donatella Donadio consigliere comunale all’opposizione dell’Italia dei Valori.

La sera di martedì 28 agosto è stato convocato il consiglio comunale di Sant’Antonio Abate allocato in via eccezionale presso la scuola elementare “Antonio De Curtis” per i lavori di ristrutturazione a cui è sottoposto il palazzo comunale.

Tra gli ordini del giorno oltre all’approvazione del bilancio di previsione e del programma triennale delle opere pubbliche altri argomenti importantissimi tra cui la modifica del regolamento tariffa e l’occupazione di aree pubbliche nonché l’approvazione del nuovo statuto comunale e l’approvazione del nuovo regolamento comunale.

“Ho dato – continua la Donadio – come sempre il massimo del mio contributo fattivo ed alcuni consigli tecnici sul bilancio per evitare che siano compromesse le spese correnti per la programmazione del continuo ricorso ai mutui ed a canoni di locazione finanziaria. Ho chiesto che non siano erogati contributi a pioggia, ma di unire gli obiettivi delle associazioni presenti sul territorio. Ho presentato emendamento in consiglio comunale affinché non sia limitato l’uso di piazza Vittorio Emanuele agli altri culti diversi dalla religione cattolica perché mi sembra un atteggiamento discriminatorio, purtroppo… mi è stato respinto. Una decisione – continua la commercialista e consigliera abatese – che stupirà non poco le persone sensibili di questo Paese. La libertà di religione è fondamentale e non si può ignorare che sul territorio vi siano anche coloro che professano un Credo diverso da quello apostolico romano, penso ai Testimoni di Geova o agli evangelici”.

Per questo motivo Donatella Donadio, a decisioni compiute, ha ritenuto che non vi fosse altra alternativa all’abbandono immediato dell’Aula consiliare.

“La mia indignazione per queste bocciature mi ha portato ad abbandonare l’aula con gli altri consiglieri di minoranza. Hanno giustificato le proprie scelte motivandole rinviato con tantissime scuse e votando anche contro il testo licenziato dalla commissione statuto nel quale si garantiva la rappresentanza di entrambi i sessi. Possibile che ad oggi esistono soggetti che la pensano così? Lo statuto comunale era dell’anno 2000 ed andava disciplinato anche alla luce delle nuove modifiche legislative sulle Pari Opportunità. Mi auguro – conclude la dipietrista abatese –  per il bene della collettività, che, nel prossimo consiglio comunale tale statuto venga approvato all’unanimità altrimenti sarebbe davvero uno smacco per la cittadinanza di sant’Antonio Abate”.

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