(l’ultimo treno da Castellammare a Torre Annunziata, foto G. Plaitano)
Sabato 8 settembre 2012, ore 19.45, parte l’ultimo viaggio di andata e ritorno del treno delle Ferrovie dello Stato lungo la tratta “Castellammare di Stabia – Torre Annunziata”. Sembra di assistere a un funerale triste.
La scena è surreale, somiglia alle esequie di un povero sventurato che nel suo ultimo, estremo, tragitto non ha nemmeno il conforto di essere accompagnato dal dispiacere di quanti l’hanno conosciuto e apprezzato in vita, e solo si avvia verso l’oblio. Eppure questo disgraziato d’acciaio ha dato tanto a tante persone e un minimo di riconoscenza sarebbe stata gradita.
I tempi, purtroppo, sono quelli che sono e di certo, i ragazzi che questa sera affollano indifferenti la piazza antistante la stazione, sfidandosi a una rumorosa partita di calcio balilla, non sono gli stessi che nello stesso luogo, qualche anno prima, hanno atteso trepidanti che un treno gli portasse di che vivere, oppure li accompagnasse a cercar fortuna lontano dall’amata terra natia.
Per portare lavoro, sviluppo e modernità, in un territorio che non era ancora il Sud dell’Italia, ma l’apice del Regno delle Due Sicilie, nel 1842 fu inaugurata la tratta ferroviaria Torre Annunziata – Castellammare. Il treno partiva da Napoli carico di passeggeri e materie prime per rifornire le laboriose industrie della città delle acque.
Prosperava Castellammare con le sue Terme, i Bagni, la Reggia e quel Cantiere navale vanto di un intero popolo, e tutto grazie a poco più di sei chilometri di binari. Pochi metri da percorrere in pochi minuti, che in 170 anni hanno visto passare la storia nazionale e locale, certe volte accelerando altre rallentando, sempre in movimento, senza mai fermarsi. Un susseguirsi di vicende umane fatte di sogni e di speranze che pian piano con gli anni sono mutati in cupidigia e ignoranza.
Proprio l’avidità di uomini grigi, assillati dal tempo e dal denaro, gente chiusa in scatole di latta che non sa nemmeno godersi pochi minuti d’attesa, attimi per una pausa giustificata, ad un passaggio a livello, ha decretato la fine di un’idea che meritava solo di essere rivalutata.
Non ci resta che augurarti un buon viaggio amico treno, in pochi ti hanno onorato questa sera, ma da domani, stanne certo, tutti si accorgeranno che senza di te questa città è ancora più triste, sola e isolata.
Ferdinando Fontanella
(Treno per Castellammare, cartolina d’epoca, collezione E. Cesarano www.liberoricercatore.it)











