La nuova assistenza domiciliare ai disabili: la dissoluzione di un altro “serio impegno” preso con Pomigliano

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Quando si parla di anima, bisogna andarci abbastanza cauti, soprattutto quando il contesto in cui se ne parla è quello di propaganda politica, ossia quando diventa facilmente strumento narcisistico di persuasione, sfociando in una retorica tanto banale quanto triste. Eh si, perchè non serve citare Socrate, per riuscire ad avere un’idea più o meno realistica di cosa possa essere l’anima, e quanto sarebbe a questa certamente poco gradito un richiamo così inopportuno e infelice. Ancora più iniqui in tali circostanze sono i modi estremamente licenziosi quando sempre per tali fini, vengono strumentalizzati i disagi delle fasce deboli, promettendo migliorie che tardano sempre ad arrivare, e andando ad offendere la dignità di chi lotta quotidianamente per affermare i propri diritti in una realtà ancora lontana dal garantirli.

Ebbene le limitazioni a cui i disabili dovranno andare incontro a Pomigliano d’Arco con la nuova assistenza domiciliare, rientrano in tale categoria. La nuova delibera, rispetto alla precedente, apporta infatti una serie di limitazioni tra le quali una diminuzione delle ore settimanali di assistenza da 10/12 ore a 4/8 ore; l’esclusione dall’assistenza domiciliare degli handicappati gravi che frequentano centri diurni sociosanitari o centri polifunzionali sociali; la richiesta di dichiarazione sostitutiva unica e certificato ISEE relativi ai redditi del nucleo familiare della persona disabile anziché del singolo interessato; incongruenza tra il regolamento regionale e i riferimenti ISEE minimo e massimo per la compartecipazione alle spese. Insomma, dei tagli che di “animoso” hanno poco e nulla. Se infatti i disabili gravi hanno fin dagli anni ottanta usufruito di un servizio funzionante in maniera ottimale, pare adesso alquanto difficile e ingiusto adeguarsi alla nuova delibera, che sembra prendere fortemente le distanze da quegli “impegni” precedentemente presi con la città di Pomigliano.

Res non verba! Solo dopo i fatti, le parole infatti si potranno riempire di significato.

Sonia Tondi

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