Imprenditori dei Casalesi, la Dia sequestra beni per un milione di euro

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Beni per oltre un milione di euro sono stati sequestrati dal personale della Dia nei confronti del clan dei Casalesi. I due provvedimenti, emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sono stati eseguiti nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Roma, La Spezia, Parma e Monza-Brianza. Il primo dispositivo trae origine dalle investigazioni nei confronti di Pasquale Pirolo, secondo gli inquirenti, per anni l’alter ego di Antonio Bardellino nel settore degli investimenti economici occultando i profitti illeciti del clan. Pirolo è stato condannato, in via definitiva nel 1986, per 416bis. Sequestrate quote sociali, beni aziendali e partecipazioni ad altre società: Simec srl, con sede legale a La Spezia, dedicata al fotovoltaico; Berkeley Italia srl con sede legale a Parma, attiva nel settore immobiliare e della gestione delle partecipazioni societarie; Compagnia Tecnica Italiana Depurazione Acque Impianti srl con sede legale a La Spezia, dedicata al trattamento acqua in Italia ed all’estero e negli impianti fotovoltaici e solari; Service Plus srl con sede legale a Roma, attiva nella commercializzazione di generi alimentari.

Il secondo provvedimento è stato adottato nei confronti di Remolo Simeone, 54enne di Casal di Principe (Caserta) e dei suoi familiari. Simeone è personaggio strettamente legato ai principali esponenti dei Casalesi e, in particolare, alla famiglia Bidognetti. L’uomo fu assunto presso la clinica Villa delle Magnolie di Castel Morrone (Caserta) grazie all’interessamento dei vertici del clan. Un’assunzione fittizia perché, pur percependo regolarmente lo stipendio, non svolgeva alcuna attività lavorativa se non curare gli interessi economici dei Casalesi all’interno della struttura. Simeone è stato arrestato il 19 dicembre 2007 perché ritenuto responsabile, con il ruolo di istigatore e mandante, in concorso con esponenti del clan, dell’omicidio di Giuseppe Della Corte, soprannominato `Cucchione’. Nello specifico sono stati sequestrati: un terreno in località Pioppi di Casal di Principe; una Smart City Coupè 700; una Renault Clio 1.5 DCI; una Fiat Multipla 1.9 JTD; capitali e beni del Roxy Bar di Casal di Principe.

Per gli inquirenti, il gruppo di fuoco che uccise Orsi nel giugno del 2008 – composto da Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo, con a capo Giuseppe Setola – aveva scelto il Roxy Bar come punto di incontro con l’imprenditore perche’ si trovava vicino all’abitazione degli Orsi, che usci’ di casa per comprare una Coca Cola per i figli. Nel 2008 venne arrestato, per poi essere rilasciato dopo un mese, anche Gaetano Simeone, all’epoca diciannovenne, figlio di Remolo, accusato di aver chiuso la saracinesca del bar subito dopo l’omicidio e di aver nascosto di aver visto i killer in azione. Sulla contiguita’ di Remolo Simeone al clan, ci sono le dichiarazioni di Guida, ma anche quelle di Domenico Bidognetti, cugino del boss Francesco, detto Cicciotto e’ mezzanotte, detenuto. “Romolo Simeone fa l’infermiere o comunque lavorava presso la clinica di Castelmorrone, gestita dai fratelli Caterino, su mia disposizione ed interessamento, nell’anno 1987-88 – spiega Domenico Bidognetti – parlai con Nicola Caterino per farlo assumere, si rivolse ad Aniello Bidognetti, raccontando il comportamento della di lui cognata, che abitava in via Messina di Casal di Principe e chiedendogli un intervento per risolvere la questione nel senso che bisognava eliminare il Giovanni Della Corte; voglio precisare che Romolo Simeone non e’ un vero e proprio affiliato ma e’ una persona che e’ a completa disposizione del clan dei casalesi, infatti lo stesso si e’ prestato in più di una occasione di custodire a titolo del clan delle macchine rubate, ha ospitato latitanti, ed in particolare il sottoscritto quando era latitante favorendomi anche spostandomi con la sua macchina, che peraltro ha messo a disposizione della mia famiglia, fino a poco prima che io iniziavo la collaborazione con l’autorità giudiziaria in occasione dei colloqui ed anche nel mese di settembre, cosi’ come mi e’ stato confermato anche dai miei familiari in più occasioni”.

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