Pompei: “Psicologo nel sociale”, sfatare miti e aumentare i diritti

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Abbandonate lettini, Edipo e i film di Woody Allen. Niente di tutto ciò riguarda, oggi, lo studio di uno psicologo. Molto, invece, dipende dai nostri pregiudizi e dalle ansie che il disagio psichico suscita, forse, anche più di quello fisico. A sfatare luoghi comuni e leggende metropolitane sui discepoli di Sigmund Freud, sono due psicologhe, Maria Calabrese e Immacolata Amato. Nell’aula consiliare del comune di Pompei, le giovani dottoresse hanno condiviso la loro conoscenza per avvicinare la comunità a una figura tanto sconosciuta quanto necessaria. Innanzitutto esiste lo psicologo clinico  (laureato in psicologia, con un anno di tirocinio, esame di stato e iscrizione all’ordine come garanzia) e lo psicoterapeuta (che ha, in più, quattro -cinque anni di specializzazione). Diverso ancora lo psichiatra, laureato in medicina e specializzato in psichiatria, abilitato automaticamente  alla psicoterapia. È solo quest’ultimo che può prescrivere farmaci, necessariamente abbinati alla psicoterapia. Abbiamo, inoltre, uno psicologo di famiglia, da affiancare al medico di famiglia, per le prime necessità di cura. Perché, anche se non viene comunemente percepita, esiste una prevenzione anche in ambito psicologico. Gli eventi normali della vita, come separazioni, lutti, difficoltà scolastiche, sono quelli in cui lo psicologo è chiamato, nella maggior parte dei casi, a intervenire. La patologia, quando insorge, rappresenta l’ultimo stadio in cui l’operatore è chiamato ad agire. Ma si può intervenire prima, ed evitare la degenerazione del disagio in malattia. Perché per richiedere l’aiuto dello psicologo non è necessario essere “pazzi” o avere un problema grave. È sufficiente avere un problema che non si riesce a gestire con le proprie risorse. Risorse che il terapeuta, attraverso le tecniche apprese, fa emergere, affinchè ciascuno trovi il proprio percorso nella vita. Né lo psicologo può essere sostituito da un amico, in quanto la sua funzione è differente. Nel suo ruolo sono esclusi consigli e giudizi, mentre essenziali sono il supporto e l’empatia, o vicinanza emotiva, che riesce a comunicare a chi ricorre alla sua assistenza. E si tratta di un’esigenza sempre crescente, cui non sempre è possibile fare fronte, per motivi economici ma anche culturali. Per questo è fondamentale sostenere la legge di iniziativa popolare, volta ad istituire lo psicologo del territorio. Una professionalità pronta ad intervenire nelle molteplici declinazioni del disagio sociale, dall’ambito familiare a quello scolastico. Per aderire all’iniziativa è possibile recarsi negli uffici del comune dove è in atto la relativa raccolta firme. Del resto, questa proposta, come il suddetto seminario, sono frutto delle attività promosse dall’ordine degli psicologi della Campania, nell’ambito della settimana per il benessere psicologico. Tali progetti sono tanto più significativi in quanto si scontrano con una realtà in cui i fondi per la socialità sono stati pressoché azzerati dal governo. Le alternative, quindi, sembrano uno studio privato, non accessibile a tutti, o le lunghe attese delle ASL, in alcuni casi dannose. Pertanto non resta che sostenere questa lodevole proposta di legge, che rientra nel budget già stanziato. Perché il nostro benessere dipende anche da noi. Da quanto ci attiviamo per cogliere i segnali del nostro malessere, da quanto combattiamo per sostenere e incrementare i nostri diritti.

                                                                                                 Claudia Malafronte 

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