Scavi di Pompei: amianto killer, muore un’archeologa

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Ennesima vittima dell’amianto nell’area archeologica di Pompei. Stavolta a spegnersi è  Marisa Mastroroberto, archeologa, 57 anni, dagli anni ottanta in servizio presso la soprintendenza come funzionario. Responsabile dell’archivio fotografico e addetta alla zona di Pompei sud, è ricordata in particolare per gli scavi di Moregine, l’area al confine con Torre Annunziata dove fu rinvenuta una villa suburbana con affreschi di peculiare interesse. La dottoressa era stata ascoltata dalla procura oplontina nell’ambito dell’inchiesta sull’amianto negli scavi, e la sua condizione di salute era al vaglio degli inquirenti. Malata da tempo, infatti, rientrava nei casi di patologie tumorali potenzialmente riconducibili alla sostanza killer che, come denunciato dai sindacati, sono in aumento tra i lavoratori della soprintendenza. Solo al giugno scorso, infatti, risale un’altra morte sospetta, quella del custode Francesco Guida, testimone chiave dell’inchiesta. Sarebbero state le sue dichiarazioni a portare al sequestro, nel marzo 2011, di un’area di circa duemila mq all’interno del percorso extra moenia. Ma non si tratta della sola zona a rischio.  Sotto accusa, ancora una volta, i locali di porta Marina Superiore, dove sono dislocati circa un centinaio di dipendenti. Costruiti come container negli anni ottanta per ospitare provvisoriamente il personale, continuano da trent’anni a fungere da sede degli uffici. La presenza di amianto e le sue conseguenze sulla salute dei lavoratori sono al vaglio della procura di Torre Annunziata. Nell’ambito delle  relative indagini è stato emesso un avviso di garanzia nei confronti della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Un atto dovuto per consentire la realizzazione degli accertamenti tecnici necessari a verificare la pericolosità dell’area. Quello che rimane ancora incomprensibile è la permanenza dei lavoratori all’interno di quegli uffici. Un principio elementare di precauzione vorrebbe il loro prudenziale spostamento all’interno di strutture differenti. Ad esempio le ex case demaniali di recente ristrutturate di  Casina Pacifico e  S. Paolino potrebbero ospitare i dipendenti, come suggerito dallo stesso ministero nella riunione del febbraio scorso con il segretario MIBAC Antonia Pasqua Recchia. Invece le case messe a nuovo dalla gestione commissariale rimangono vuote senza un motivo apparente, e i lavoratori sono ancora esposti a un rischio che, anche se solo presunto, è meglio non correre. Altrimenti questo non è solo uno spreco, come denunciato dal ministro Barca. È anche un danno, potenziale ma irreparabile.

                                                                                                                 Claudia Malafronte     

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