Scavi di Pompei, Irlando (OPC): visita Barca, coordinamento o commissariamento?

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“Lascia molto perplessi l’assenza del ministro per i beni culturali, Lorenzo Ornaghi, alla visita compiuta agli scavi dal ministro Barca, perché ciò lascerebbe immaginare una sorta di “commissariamento” del Ministero per i Beni Culturali,  quindi della Soprintendenza archeologica di Pompei, da parte del ministero per la coesione territoriale e dell’intero Governo. L’esecutivo ha insediato, proprio in questi giorni, una commissione interministeriale di controllo dell’attività che si compirà negli scavi di Pompei con i fondi stanziati anche dalla Unione Europea, affidandone la presidenza ad un dirigente dello sviluppo economico”. Questa l’analisi dell’arch. Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale, all’indomani della visita negli scavi del vertice del dicastero per la coesione territoriale. Grande assente, a sorpresa, il ministro dei beni culturali, la cui presenza era, in primo momento, prevista. Eppure non si trattava di  un incontro di secondo piano. Anzi. Annunciata l’apertura dei primi due cantieri del cosiddetto Grande progetto Pompei, finanziato con i 105 milioni di euro di fondi in parte UE.  Tuttavia, anche qui, non mancano le incongruenze: «Ma non dovevano essere cinque i primi cantieri a partire negli scavi di Pompei entro dicembre come più volte annunciato? – si interroga lo stesso Irlando – Invece, abbiamo appreso dal Ministro Barca, che saranno solo due in partenza entro gennaio. E gli altri? Va ricordato che già la data di dicembre comportava un ritardo di sei mesi sui tempi annunciati, tant’è che il ministro si giustificò al parlamento europeo, durante un’audizione agli inizi di ottobre, affermando che “Pompei si trova in una zona a massima concentrazione di criminalità diffusa”.  Questi ritardi non riteniamo che possano giustificare del tutto l’entusiasmo del ministro Barca quando annuncia “che l’apertura dei primi cantieri sarà la dimostrazione che l’Italia non e’ stata grande solo oltre 2.000 anni fa, ma lo e’ anche adesso” ». A parte quanti hanno insinuato il fine cripto – politico dell’incontro, in vista di una possibile candidatura di Barca, molti hanno letto questo intervento come una sorta di esautoramento pieno della SANP e del ministero sul grande progetto Pompei. Un esautoramento che si era già consumato con l’intervento diretto del governo e l’istituzione di una cabina di regia per la garanzia della legalità degli appalti. Oggi quella linea di diffidenza verso l’efficacia dell’azione della soprintendenza sembra rafforzata dall’istituzione di uno Steering Comitee che dovrà sorvegliare l’andamento del Grande Progetto Pompei. La visita del ministro Barca, quindi, sarebbe un’ ulteriore prova dello spostamento del centro decisionale al di fuori e al di sopra della SANP. «In sostanza, amareggia constatarlo, – conclude il presidente dell’osservatorio – si tratta di una indiretta conferma del fatto che gran parte dei mali e delle distruzioni che avvengono ancora oggi negli scavi di Pompei dipendono innanzitutto da un gravissimo deficit gestionale dell’area archeologica vesuviana, spiegato anche dallo stesso Ministro Barca, che recentemente ha dichiarato che “su Pompei sono stati spesi soldi inutili per progetti cattivi e inesistenti”». Tale clima generale di sfiducia incide su uno degli scenari di maggior rilievo che riguardano la città sepolta negli ultimi anni. Qualcuno forse dimentica che con l’attuazione del Grande progetto è in gioco la capacità del sistema Italia di poter progettare e realizzare, con tempi europei, la messa in sicurezza del sito archeologico più importante al mondo. L’attenzione su Pompei è enorme, anche in considerazione del fatto che sono in corso di realizzazione anche progetti finanziati dall’Unesco. L’accordo Istituzionale per l’attuazione del progetto operativo 2011 -2015 per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei tra il ministro per i beni e le attività culturali e il ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale risale al 6 ottobre 2011.  Da allora cosa si è progettato? Perché i cantieri non vengono aperti? L’intesa istituzionale del 20 gennaio 2012, sottoscritta dalle Amministrazioni interessate,  mette in essere misure idonee a prevenire e contrastare i tentativi di infiltrazione della criminalità. I progetti di potenziamento della videosorveglianza sono pronti? E ancora: quanti progetti possono essere appaltati  e con quali tempi ? Su questo dovrebbe vigilare il nuovo organismo di coordinamento degli interventi. A gennaio è attesa la visita del commissario europeo Hahn che dovrà verificare lo stato dei lavori finanziati dall’UE. Molte di queste domande, nonostante il presunto commissariamento, non hanno ancora ottenuto una risposta.

                                                                                            Claudia Malafronte   

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