Scavi di Pompei: chiuso il Bookshop, lavoro a rischio

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BOOKSHOP 021

Il 25 gennaio è il primo giorno di chiusura per i Bookshop degli Scavi di Pompei e Ercolano. Un altro pezzo  di città che crolla nel silenzio generale. A determinare la drastica soluzione, una vertenza tra la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei e la società Mondadori Electa. Quest’ultima, infatti, si è aggiudicata l’appalto per il servizio libreria che procedeva in regime di proroga. Necessario, a questo punto, il passaggio di cantiere nella nuova impresa dei quindici lavoratori della Coopculture che da ben dodici anni lavorano nel settore. Si tratta di personale esperto e professionale che garantisce un servizio qualificato in due dei siti più prestigiosi e rinomati nel mondo. La società Mondadori si sarebbe dichiarata disponibile ad assorbire l’organico, ponendo come termine ultimo il 24 gennaio per regolamentare il rapporto concessorio. Una delegazione di lavoratori, allarmati per tale situazione, si è recata dalla soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Il vertice della SANP, tuttavia, avrebbe declinato la propria competenza in merito alla controversia di cui si starebbe occupando l’avvocatura di stato. Se non si trova una soluzione temporanea, quindi, le due librerie saranno chiuse a tempo indeterminato e i dipendenti temono le conseguenze  di una tale scellerata situazione. Lo scenario è quello di ridurre l’orario di lavoro e impiegare il personale a turno negli altri servizi appannaggio della società, ovvero didattica e bagagliaio. Ma anche questo espediente, sostengono i lavoratori, non potrà durare a lungo, in quanto l’organico sarebbe sovradimensionato. Le prospettive sono cassa integrazione o  licenziamenti. Il fattore tempo, dunque, è essenziale. Il paradosso, tuttavia, è che il lavoro c’è. Le librerie sono in attivo grazie al flusso costante di milioni di turisti l’anno. Si tratta, quindi, di tagliare posti di lavoro  a fronte di un’azienda solida e un’attività redditizia. In tempi di crisi un vero schiaffo alla miseria. Senza contare il disagio per i turisti che non potranno più contare su un servizio qualificato e sulle edizioni di pregio presenti nella libreria. Unica alternativa saranno le bancarelle esterne, con tanto di danno di immagine per la soprintendenza. È come se il bookshop del Louvre chiudesse e i turisti dovessero arrangiarsi con delle librerie ambulanti. È davvero impensabile, senza contare che le bancarelle fuori al Louvre non ci sono. È invece vergognoso che tutto questo accada in uno dei siti più prestigiosi al mondo che non solo è ridotto ad avere una sola libreria ma chiude anche questa senza dare alcuna risposta ai lavoratori. Il tutto avendo a disposizione la megalomane struttura di vetro a piazza anfiteatro che sarebbe costata più di due milioni di euro e  doveva fungere da Bookshop. Per  ora è stata usata solo dalla Protezione Civile per una mostra sui terremoti, dall’utilità invero ignota. Oggi non solo quella struttura non viene utilizzata ma si chiude persino quel piccolo eppure redditizio Bookshop di Porta Marina con uno spreco di risorse anche per la SANP che dal sevizio percepisce le royalties. Di tutto questo nessuno parla e nessuno paga. Tranne, ovviamente, i lavoratori che potrebbero ritrovarsi a casa. Da oggi inizia il presidio davanti alla biglietteria di Porta Marina. A loro fianco troneggiano  installazioni in metallo molto simili a quelle della gestione commissariale, preludio del tempo dei crolli infiniti. Gli immani manifesti di ferro, di cui si ignora il costo, pubblicizzano il fantomatico Grande Progetto Pompei, con tanto di piantina e spiegazione. Oggi quei 105 milioni di euro suonano come una beffa a fronte di una gestione che non riesce a garantire neanche 15 posti di lavoro. Né si riesce a crearne nuovi, come sarebbe e dovrebbe essere possibile se un’amministrazione appena più accorta e oculata riuscisse a uscire fuori da pantani e sprechi di anni. A meno che il disegno non sia proprio quello di svendere e distruggere una città sempre più decadente. L’ultima immagine che mi rimane del presidio è un cane randagio che rosicchia un osso fino a spolparlo e ridurlo a pezzettini lasciati a terra, ormai inutili. Ecco questo è il senso di desolazione che trasmettono gli scavi. Insieme a tanta vergogna, un sentimento che se non si ha non si può provare.

                                                                                       Claudia Malafronte

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