Terzigno, cava Sari, i cittadini hanno vinto la loro battaglia legale

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Cava SariLa discarica Sari nel Parco Nazionale del Vesuvio chiusa lo scorso maggio resta la causa della battaglia legale dei cittadini per il diritto alla loro salute e per la tutela dell’ambiente. Secondo Legambiente Campania, la Rete dei Comitati, Slow Food e i cittadini, il Ministero dell’Ambiente ha omesso alcune relazioni risalenti allo scorso anno che riguardano lo stato della discarica, effettuate dal Corpo Forestale dello Stato, dall’Arpac, dai tecnici della Procura della Repubblica e dalla Provincia di Napoli. I cittadini e le associazioni lo scorso aprile avevano presentato un’ istanza al Ministero dell’ Ambiente in cui chiedevano l’intervento immediato del governo perché nella discarica erano presenti varie sostanze tossiche per l’ambiente e per gli abitanti del vesuviano. La loro istanza non venne ascoltata, per cui decisero di rivolgersi al Tar.
“Tuttavia per giungere a questo pronunciamento “negativo” della massima autorità amministrativa in campo ambientale, i ricorrenti avevano dovuto provarle un po’ tutte – spiega l’avvocato di Legambiente Aldo Avvisati dello studio legale AFM – dapprima avevano presentato un’istanza di intervento al ministero denunciando gli inquinamenti presenti nell’area e causati dalla discarica e dalla sua cattiva gestione e, poi, dato il silenzio del Ministero dinanzi a detta istanza presentata nel febbraio 2011, si erano rivolti al Tar Campania di Napoli. Dopo una battaglia giudiziale avevano ottenuto la condanna, con sentenza, del Ministero a rispondere a detta istanza. Ebbene, il Ministero, seppure con un diniego, nell’aprile 2012 rispondeva a tale obbligo rifacendosi ad una relazione stilata dal Corpo Forestale dello Stato che, però, non produceva in giudizio, nè diffondeva in seguito, neanche dopo espressa richiesta dei ricorrenti”. Così i cittadini hanno deciso di rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) per ottenere queste relazioni celate e hanno vinto la loro battaglia legale, per ora: entro 40 giorni il Ministero dell’Ambiente dovrà fornire quei documenti e il Ministero dell’ Ambiente dovrà aggiornare i cittadini sulle eventuali misure di precauzione, prevenzione e ripristino adottate dopo il 19 aprile dello scorso anno. Anche il giudice Cesare Mastrocola che presiede il Collegio della Prima sezione del Tar ritiene che tali documenti siano necessari per poter dare un giudizio corretto alla prossima udienza prevista per il 19 giugno.

Giovanna Sorrentino

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