Scavi di Pompei, Cisl e Uil: apertura no stop, più incassi, no incentivi

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Scavi di Pompei - via Nola“Scavi di Pompei sempre primi in promozione culturale,nel periodo 2009/2012. Oltre il 14% dei visitatori e degli incassi delle biglietterie degli Scavi di Pompei e di Ercolano, è da attribuire alla mancata chiusura settimanale”. Questo il risultato positivo rilevato dai rappresentanti sindacali Antonio Pepe, segretario della Cisl, e Maria Rosa Rosa, segretario della Uil. I sindacalisti, infatti, snocciolano dati e cifre che dimostrano i vantaggi derivanti dall’apertura non stop garantita dallo sforzo dei lavoratori e dalla disponibilità dei sindacati.  “Dai 74milioni266mila407 euro, incassati a Pompei per nel periodo nel periodo 2009/2012, 10milioni407mila415 euro risultano introitati nei duecentodieci lunedì di apertura al pubblico, in luogo della giornata di riposo settimanale. Ad Ercolano dei 6milioni633mila315 euro, 959mila298,30 euro”. Un’iniziativa unica tra i siti del MIBAC, sostengono Pepe e Rosa, che Pompei ha intrapreso sin dal 1989. Due i risultati: ampliamento dell’offerta culturale e aumento del ricavato. Il tutto grazie al sacrificio e all’efficienza dei lavoratori. Ma qual è la loro ricompensa? “Ebbene – sostengono i sindacalisti – nelle aziende private, al fronte di un maggior impegno, si eroga ai propri dipendenti il cosiddetto premio di produttività, che ai lavoratori dell’ex Soprintendenza di Pompei viene negato. Agli Scavi di Pompei per esempio, per parlare in termini economici, l’incremento degli introiti di 10milioni407mila415 euro (ai quali vanno aggiunte le royalties derivanti da tutti i servizi dati in concessione: book-shops, audio-guide, ristorazione, ecc.) corrisponde ad una partecipazione di produttività di ca. 34mila234,91 euro pro-capite, per tutto il personale dell’area archeologica, ma nulla viene riconosciuto ai lavoratori”. A fronte di tale paradosso le oo. ss. “rivendicano un compenso ad hoc per il personale, in ragione appunto dell’incremento degli introiti dei siti della ex Soprintendenza di Pompei, dovuto ai lunedì di apertura. Rivendicazione che, essendo stata negata dall’amministrazione locale, verrà rivolta direttamente al ministero per i beni e le attività culturali, per far sì che il personale sia motivato nel continuare nell’iniziativa”. L’obiettivo, concludono i sindacati,  “non è quello di tornare indietro, ripristinando la chiusura settimanale, bensì è quello di far crescere e  consolidare il sistema produttivo finora attuato, anche attraverso l’adozione di un sistema di valutazione delle prestazioni individuali e di politica salariale, in modo da rispondere anche alle legittime aspettative di tutela e di benessere dei lavoratori e per far sapere a tutti che qui a Pompei si svolge un buon lavoro pubblico”.

                                                                          Claudia Malafronte

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